venerdì 18 gennaio 2008

Il Crepuscolo della Ragione

Sull’invito del Papa a La Sapienza, a Roma, s’è già scritto tanto. Dovevano invitarlo, o no? Dovevano contestarlo, o no? Ha fatto bene Ratzinger a tirarsi indietro?
La mia idea è che affidargli la Lectio Magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico fosse sommamente inopportuno, ma non voglio mettermi a fare la mia predicozza mezzo blog.

Mi viene però da pensare a questi professori dell’università. A questi fisici, che Gasparri vorrebbe licenziare. A questi, fra i quali c’è l’unico fisico Italiano in odore di Nobel. Ma se questi commenti di Gasparri non si discostano dal suo standard per acume e brillantezza, particolarmente divertente è la presa di posizione di Padre Livio, l’opinionista di Radio Maria, che dice:

Comunque sia, cari amici, non facciamoci illusioni, Satana è dappertutto, anche nelle università. Non mi meraviglio che ci siano dei professori cornuti con tanto di tridente e di coda, perciò non facciamoci molte illusioni, cari amici, perché sotto sotto state tranquilli c’è l’odio contro Dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la Chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. State tranquilli che è così, non mi posso sbagliare su queste cose perché, perché…non si spiega.

Ancora, sui professori:

Se tu vai lì, li sputi di acqua santa, esce fuori il fuoco, fumano. Se li sputi d’acqua santa fumano, quella gente lì fuma, viene fuori il fumo, capito? Come avviene negli esorcismi più tremendi.

Ecco l’audio:




25 commenti:

Ale ha detto...

Forse verrò fraintesa, forse verrò bollata come bigotta, vorrei solo dirti che lo stralcio di Padre Livio mi ha fatto pensare: ecco la Chiesa che ha paura (quando si tira fuori Satana in genere si è alla frutta, te lo dice una credente). Penso che si voglia dare la colpa all'oscuro perché la verità è molto più triste e , secondo me, deprimente. La vicenda de La Sapienza mi ha lasciato l'amaro in bocca ma non come cattolica bensì come cittadina italiana, europea, del mondo. Non importa se fosse giusto o no che a fare la Lectio Magistralis fosse il Papa, probabilmente la scelta è discutibile ma era stata presa, decisa, pianificata. Ciò che mi meraviglia e mi delude è pensare che uomini di cultura, come il fisico in odore di nobel e colleghi, abbiano respinto un incontro che sarebbe stato comunque, in qualche modo, formativo. Penso che abbiano fatto una figuraccia perché sarebbe stato più produttivo organizzare un confronto ad armi pari (a Ratzi la fede, ai prof la cultura)e smetterla di mettere sempre barriere, che al mondo ne abbiamo già abbastanza. Mi ha deluso anche Eugenio Scalfari quando ha definito il Papa un teologo mediocre...beh qui mi sa che esageriamo davvero e vorrei sapere lui che elementi ha per dirlo. Mi ha intristito pensare a Ratzi che scrive una risposta pensando non mi volete? Beh allora non verrò..e disfa le valige e toglie il disturbo. Penso che di muri fra Stato e Chiesa (da entrambe le parti) ne abbiamo voluti costruire abbastanza e che nel 2008 sarebbe bello vedere un livello di apertura mentale diverso. Ho tanti ma e se in testa...Volevo solo dirti che questa secondo me è stata una delle pagine italiane più tristi degli utlimi tempi per me. Grazie per l'attenzione e scusa se ho usato il tuo blog per fare l'opinionista...:))

[luca] ha detto...

Ale, sono il primo a dire che un confronto, organizzato all'Università, fra Ratzinger ed i docenti contrari alla sua presenza sarebbe stato interessante, stimolante e probabilmente arricchente.
Per me il tema sta tutto qui: un confronto, un dibattito, una tavola rotonda. Non una Lectio Magistralis, non soprattutto una lectio Magistralis per l'apertura dell'Anno Accademico. Non una lezione che sembri dare l'imprimatur al modo di porsi rispetto alla Scienza de La Spaienza.
Non ho poi nemmeno nulla contro il fatto che che il Papa vada a fare lezioni all'Università. Ma, ecco: non per l'apertura dell'anno accademico..

grenadier ha detto...

@Ale: solo una precisazione. Non è hce i professori abbiano respinto il Papa alla Sapienza. I professori hanno inviato una lettera _al rettore_ (e non alla stampa, bada bene) per far notare che l'invito era inopportuno, a loro parere.
E questo accadeva a _novembre_.
Gli studenti, quelli protestavano. Come è fisiologico che sia.

E' il Papa alla fine a decidere di non andare (giocandosela benissimo, a mio parere). Quindi non so se siano solo i fisici a rifiutare il confronto...

Per quanto riguarda i muri fra Stato e Chiesa: non mi pare che si possa dire onestamente che ci siano muri tra stato e chiesa, nel 2008, in Italia. Dopotutto, siamo in una democrazia che prevede un concordato. E l'edizione del tg1 delle 20.

Ale ha detto...

@Luca: quindi tu dici che se il Papa avesse tenuto una Lectio Magistralis avrebbe inevitabilmente imposto la visione cattolica della scienza? Può essere, ma chi oggi giorno non cerca di imporre la propria visione? Non fraintendermi ma anche durante le lezioni normali all'università io ho ascoltato spesso professori che insegnavano il loro credo. Anche se a volte non lo condividevo, è stato comunque bello ascoltarli e provare a mettermi in discussione. Il Papa è comunque un uomo di cultura e come tale non credo che far tenere a lui la Lectio Magistralis sarebbe stato inopportuno. Tu perché lo pensi? Mi interessa molto capire un punto di vista diverso dal mio.
@grenadier: sono a conoscenza della tua precisazione ma se un gruppo di professori scrivono una lettera al rettore giudicando inopportuna la presenza del Papa di fatto è comunque una "proposta" di rifiuto secondo me. E se io fossi il Papa, sinceramente, non avrei nessuna voglia di andare lo stesso sia per motivi di sicurezza (potrebbero comunque sorgere proteste e confusioni) sia perché non mi sentirei ben accetto, non per rifiutare il confronto perché credo che Ratzi sapesse benissimo che non avrebbe parlato soltanto di fronte a credenti. Sul fatto che poi spesso sia proprio la Chiesa a rifiutare il confronto non ci sono dubbi e ti assicuro che da credente pensante questo mi fa una rabbia assurda. Capisco e condivido quello che dici riguardo ai muri tra Stato e Chiesa ma io parlavo di quelli psicologici e culturali che sono dappertutto. Non sai quante volte parlando con persone che ritengo intelligenti e cuturalmente preparate scopro ignoranze di fondo su religione e fede che mi lasciano sbalordita. Eppure tutti giudicano e criticano, nessuno prova a guardare più in là. Io credo che per criticare una cosa sia necessario conoscerla a fondo, forse ancora di più di chi la professa e penso anche che troppe poche volte viene data la possibilità alla religione di farsi conoscere da chi non la condivide. Io stessa sbadiglio spesso di fronte a dibattiti sull'argomento e nel momento in cui lo faccio, anch'io, mi comporto da ignorante.

Grazie per il confronto

[luca] ha detto...

Ale, il mio punto di vista è che, al di là del fatto che la Lectio Magistralis di inizio anno accademico ha un valore simbolico fortissmo,c'è una notevolissima differenza epistemoligica fra un prof e il Papa.

Un prof parla per se: per sostenere le sue ragioni può citare dati o articoli scientifici.Per diffondere lesue idee può solo convincere qualcuno. E le sue idee si diffonderanno se sarà capace di sostenerele in un dibatto interno alla comunità scientifica. Così funziona la verità scientifica.

Al contrario il papa è portatore della verità rivelata, che funziona così "una cosa sta in una certa maniera perchè lo dice Dio (sottinteso:lo dice a me, che dunque ho ragione)".
Una posizione che sostiene che la verità vada accettata per atto di fede è del tutto legittima finchè si sta nell'alveo della religione, ma non può - ne vuole -scontrarsi alla pari nel mondo della scienza!

immagino ti risponda Grenadier, ma i motivi di sicurezza erano una cavolata talmente grossa che lo stesso Vaticano ha subito cambiato versione ufficiale..

[luca] ha detto...

Interessante lettera di Paolo Flores d'Arcais a Napolitano:

http://micromega.repubblica.it/micromega/2008/01/lettera-aperta.html#comments

grenadier ha detto...

@Ale: i professori di certo hanno scritto quella lettera per sollecitare, in qualche modo, il ritiro dell'invito rivolto al pontefice. il 'rifiuto' che esprimevano questi professori si limitava alla valutazione dell'opportunità che il papa aprisse l'anno accademico. le ragioni te le ha esposte [luca]: il papa non può rappresentare, simbolicamente e istituzionalmente, una università statale, aprendone i lavori.
il fatto che la lectio magistralis poi non preveda dibattito, non fa altro che aggravare la situazione.

per quanto riguarda i problemi di sicurezza: non c'erano problemi d sicurezza per il papa. ci sarebbero potute essere (sicuramente ci sarebbero state) delle contestazioni, certo: ma forse il papa non si voleva prendere fischi di dissenso, semplicemente.
anche se io penso che il gran rifiuto si sia rivelato poi una grande arma politica per il papa, che così riesce ad apparire vittima di una gravissima censura - senza esserlo stato minimiamente, peraltro.

per quanto riguarda la distanza 'psicologica e culturale' dalla religione, e lo scontro che ne conseguirebbe: tu ti confondi, credo. qui non si critica la religione, non si criticano i dogmi, non si criticano i riti e le istituzioni religiose. ci si permette soltanto di non condividerli.
quando si arriva allo scontro e alla critica aspra non lo si fa in materia di fede: e che interesse avrebbe a farlo un non credente? lo scontro e la critica aspra si producono quando si ha la sensazione che l'interferenza della chiesa (e dell'estabilishment cattolico) nella vita politica e civile di un paese che non riconosce (più) la religione cattolica come religione di stato sia intollerabile. come, ad esempio, quando il papa parla delle condizioni della città di roma; quando bagnasco interviene permettendosi di dire che la 194 va rivista; quando il vaticano si adopera per sfruttare le debolezze della politica italiana e insabbiare il percorso legislativo del disegno sulle unioni di fatto. e potremmo continuare a oltranza.

per quanto riguarda il supposto diritto della religione di farsi conoscere da chi non la condivide: dovresti spenderti per tutelare il diritto allo scintoismo (ebraismo, confucianesimo, islam... scientology) ad essere conosciuti in italia. che mi pare che l'ora di religione nelle scuole italiane sia ancora tenuta da preti nominati dalla curia.

scusate la lunghezza...

Ale ha detto...

@Luca: non credo che il Papa avrebbe tenuto una Lectio Magistralis a mo di catechismo sinceramente. Questo è quello che tutti hanno voluto pensare ma nessuno si ricorda mai che anche la teologia è una scienza, studiata anche dagli atei, e che si può dire molto su di essa, anche in una Lectio Magistralis. Anche alcuni filosofi sostenevano le loro tesi come se fossero verità rivelate, senza alcun dato scientifico, eppure li studiamo anche al liceo. Comunque ho capito cosa vuoi dire tu ma non lo condivido perché credo che ormai le Lectio Magistralis non abbiano più questo alto valore simbolico di una volta (in certi atenei le affidano veramente a cani e porci e mi dispiace non avere dati alla mano ora per poterti fare precisi riferimenti), ma che siano piuttosto un momento di cultura che l'università offre a chi vuole ascoltarla e io, il Papa, lo avrei ascoltato volentieri. Non perché sono credente (ti confesserò che a me Ratzinger non piace per niente e che secondo me non è nemmeno un buon comunicatore), ma perché se è arrivato a essere Papa non sarà stata solo una spintarella della Curia.
@Grenadier: per problemi di sicurezza intendevo solo le contestazioni. Leggilo come: "evitare casini". Che il Papa abbia usato come arma politica il gran rifiuto può essere, ma comunque una sottile censura secondo me c'è stata. Per distanza psicologica e culturale non credo di essermi confusa, e ci mancherebbe che uno deve condividere per forza un credo, ma mi riferivo a questioni che sono capitate a me, non alla Lectio Magistralis in particolare. Il Papa avrà anche strumentalizzato il rifiuto, ma molti ignoranti hanno strumentalizzato la protesta secondo me, ecco tutto.
Personalmente mi interesso a tutte le religioni e ho sempre cercato il contatto con fedi diverse dalla mia. Non ho mai avuto professori di religione preti e, forse sono stata particolarmente fortunata, erano tutte persone molto preparate che mi hanno fatto conoscere la religione a 360°. Scientology non è una religione, ma una setta come Opus Dei, Neocatecumenali, ecc...sinceramente dopo essermi documentata ritengo che insegnarle a scuola nell'era in cui tutto fa spettacolo sarebbe molto deleterio.
@tutti e due: spero che abbiate capito che non voglio difendere la religione e la Chiesa, ma soltanto esprimere le mie perplessità da testolina pensante...Grazie

[luca] ha detto...

Scusami, Ale, ma l'hai letto il testo della Lectio Magistralis che il Papa avrebbe tenuto? Perchè a me, leggendolo, sembrava proprio che avrebbe "tenuto una Lectio Magistralis a mo di catechismo".
Seconda cosa: io ritengo Ratzinger persona di somma cultura e credo sia un finissimo teologo. Fermamente convinto delle proprie opinioni e assolutamente capace di difenderle.Proprio per questo mi fa paura l'esposizione mediatica che gli è concessa. Perchè il suo modo di porsi è assolutista. Perchè mi da l'impressione di voler conquistare il resto del mondo, come a Risiko..
E' giusto studiare filosofia in maniera critica: confrontando i filosofi e dissentendo, anche aspramente! Si potesse studiare così anche la religione...

Ale, apprezzo la precisazione! Spero tu non ti senta in mezzo a un fuoco incrociato.. Mi piace dibattere civilmente con persone che abbiano idee diverse dalle mie!

grenadier ha detto...

@Ale: prima di andare a nanna: Scientology l'aveo citata un provocatoriamente! La conosco bene la differenza... pensa che ad un certo punto della mia vita ho anche letto una buona metà di un libro di ron hubbard, ceh è il suo fondatore. veramente da sbellicarsi :)))
Quoto in toto [luca], soprattutto le ultime quatro righe :)

syl ha detto...

l'ho sempre detto che se entro in chiesa vengo fulminata all'istante, quindi padre Livio non fa che confermare :D

Ale ha detto...

Grazie a voi ragazzi per il confronto. Proprio ora torno da un incontro a cui ho preso parte dove è stato letto e commentato l'intero testo della Lectio Magistralis (che fatto a quest'ora mi è sembrato molto soporifero ma dopo una giornata di lavoro ci sta...). Ho parlato anche del nostro mini dibattito, indirettamente naturalmente, e di come è bello discutere pacatamente seppur con punti di vista differenti. Potremmo organizzare noi un bel confronto alla Sapienza che ne dite? :P
In particolare:
@Luca: ovviamente che ho letto il testo dopo quello che ho appena scritto è inutile precisarlo. A me però non è sembrata una lezione di catechismo, sul serio. Al contrario ho ritrovato un sacco di teorie studiate all'università (soprattutto Habermas e Rawls) e molti spunti interessanti su cui ragionare. Forse mi sono esaltata un po' troppo eh? :)
@grenadier: scusami per scientology, non avevo colto l'ironia nel fervore della mia argomentazione.

Ale ha detto...

Torno solo un attimino per ringraziarti del post che hai lasciato da me (l'ho visto ora).Stai tranquillo che non mi sento in mezzo a un fuoco incrociato. Ho la tua stessa passione per i dibattiti civili con chi la pensa diversamente da me e quindi non posso che essere felice di averne potuto fare uno con voi. Ti ringrazio per esserti preoccupato di chiedermelo però, questo denota una certa sensibilità che io apprezzo molto. Un abbraccio virtuale...

Anonimo ha detto...

Salve a tutti.

Ma il buon vecchio sillogismo non può dirimere qualche contrasto di opinione?
Ovvero, se non siamo propriamente credenti/praticanti allora non penseremo che la massima autorità di quella cosa in cui non crediamo fermamente possa influenzare gente come noi. In questo caso non saremo a sfavore di un intervento di questa autorità.
Se siamo credenti/praticanti non saremo a sfavore a maggior ragione.
E se fossimo a metà strada tra il credere e il non credere, accogliendo con rigore critico quanto ci viene detto dall'autorità perché in definitiva qualcosa condividiamo, allora di cosa dovremmo avere timore? Che gli indecisi con meno senso critico vengano influenzati dall'autorità? Sono affari loro.
Mi si dirà che il problema di cui si dibatteva non era la possibilità che le persone dentro "La Sapienza" venissero corrotti/influenzati/abbagliati, ma una questione di intelligenza laica e positivista, per cui è più sano al giorno d'oggi togliere di mezzo le ideologie se si vuole cooperare per il progresso, e la massima autorità ecclesiastica non ne farebbe mai a meno (va da sé).
Però rimango in qualche modo convinto che se qui si è dibattuto e se lo si è fatto ovunque, c'entri anche la paura del potere imposto dall'ecclesiastico a strutture positiviste e laiche. E allora il sillogismo torna utile.
Simone

[luca] ha detto...

@ syl: l'unica, con le parole di padre livio, è riderci su...

@ Ale: che cosa carina che tu abbia parlato di questo confronto! Posso chiederti cos'hai studiato all'università?

@ simone: Mi manca probabilmnete un passaggio. Mi spiego: le cose che dici sono - non mi meraviglio - assolutamente ragionevoli. Certo non temo di essere influenzato dalle posizioni papali sul tema della ricerca scientifica. Allo stesso modo, però, riconosco il massimo diritto possibile all'autodeterminazione in campo religioso. Non ho nulla contro i cattolici, nè contro gli ebrei, nè tantomeno contro i musulmani fintanto che la religione rimane ancorata alla sfera privata. Di più: mi va benissimo che non rimanga privata,purchè si fermi prima di un limite invalicabile: leleggi di uno stato che deve garantire pacifica convivivenza ad atei, cattolici e, in futuro,sempre piùesponenti di altre religioni.
Non si può identificare il reato con il peccato, nè per la religione cattolica, nè per altri credo.
Questo è il problema: libera chiesa in libero stato. Le leggi non devono seguire l'etica del vaticano: chi, fra i cattolici, voglia comportarsi secondo quel che dice la Chiesa - e ne conosco - deve essere libero di farlo, ma non deve imporre agli altri la sua scelta.

E' in un clima di attacco alla libertà dello Stato condotto da Ratzinger,Ruini, bagnasco e compagnia bella che si inserisce questa vicenda della Sapienza. Non serviva dare al papa un altro megafono.

Anonimo ha detto...

Chiaro e concordo con te.
SA

Ale ha detto...

Certo che puoi chiedermelo. Ho la laurea triennale in scienze della comunicazione (sì, la laurea più inutile del mondo) e a luglio dovrei prendere la specialistica in scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica (la stessa di Pas, siamo compagni di università lo sapevi?). E tu?

Anonimo ha detto...

"sì, la laurea più inutile del mondo"... non lo credo. Certo ti lascia molto spazio e molti orizzonti di ricerca personale. Io sono da due anni data analyst (matematica commerciale/statistica/informatica) e me la cavo. Mi sono laureato nel 2004 con il vecchio ordinamento qui a BO, tutte le mie competenze utili per questo lavoro sono da autodidatta ma non sputiamo sui piatti in cui mangiamo (ingegneri che vogliono diventare comunicatori, comunicatori che fanno gli ingegneri, sic!). La capacità di aprire un testo di fisica e di ragionarci sopra te la può dare anche questo corso, poi il resto te lo coltivi tu (solo per esmplificare).
SA

Ale ha detto...

Caro anonimo SA ti ringrazio perché mi solleva sapere che qualcuno crede nella mia laurea. Io ovviamente ero ironica nel parlare di laurea inutile perché se l'ho scelta è per passione. Il problema è che nell'ultimo colloquio che ho fatto (la settimana scorsa) mi sono sentita dire: "Scienze della comunicazione? Non è mica una laurea, non scherziamo..." e poi ancora "Ma cosa le hanno detto i suoi genitori quando hanno saputo della sua scelta? Non hanno cercato di farla ragionare?". Gli avrei spaccato la faccia, giuro, ma ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco e rispondere semplicemente: "Sono soddisfatta della mia scelta, ho fatto studi molto interessanti". Sì, forse avrei dovuto scegliere una facoltà più "seria" ma l'avrei fatta senza passione. Spero che questi luoghi comuni possano scomparire presto, è frustrante impegnarsi tanto e sentirsi anche dire "non ne valeva la pena".
Ale

[luca] ha detto...

Ma allora Ale sei arrivata qui dal blog di pas? Mi ricordo che avevo trovato tuoi commenti su qualche blog amico e poi li avevo seguiti fino al tuo blog e poi ti avevo ritrovata qui. Ma avevo dimenticato su quali blog ti avessi vista. Discorso un po' contorto,mi rendo conto... Dunque conosci pas? :)

Per la cronaca: io sono l'ingegnere che vuol fare il comunicatore. Simone (SA) è il comunicatore che si è messo a fare l'ingegnere. Io sono laureato in ingegneria gestionale vecchio ordinamento. Una laurea che va molto di moda e che mi permetterebbe senza difficoltà l'accesso a molti lavori.. che sto evitando!
E' una facoltà onesta, che da quel che promette: tanta fatica, lavoro facile, purtroppo poco spazio creativo e poca possibilità di far qualcosa di intellettualmente particolarmente stimolante. Almeno questa è la mia opinione.
Non mi permetto di giudicare Scienze della Comunicazione, una realtà che conosco solo da fuori, ma forse il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento ha abbassato la qualità complessiva del corso di laurea,come peraltro è successo altrove.
Comunque credo che l'università,più che conoscenze specifiche, dovrebbe darti una forma mentis adeguata ad affrontare mestieri in cui lavorare in autonomia.. e non vedo perchè SdC non dovrebbe farlo!

Ale ha detto...

Eh sì, sono arrivata dal blog di Pas che, visto che ormai non scrive più da un secolo, dovrebbe essere radiato dall'ordine dei blogger...:))). Scherzi a parte, ineffetti probabilmente col nuovo ordinamento scienze della comunicazione è un po' scaduta, ma credo sia anche una questione di ateneo. La laurea triennale l'ho conseguita a Reggio Emilia (per scelta di piano di studio, lì la facoltà è di scienze della comunicazione, dell'economia e dell'informazione) e mi sono trovata 100.000 volte meglio. Molto più seria, professori preparatissimi e stimolanti. Qui a Bologna, purtroppo, molto meno di quanto mi aspettassi. Comunque sono d'accordo con te, la laurea serve a dare la forma mentis. Tanto più che il mio sogno (che sto provando a inseguire con contratti a spizzichi e bocconi) è quello di fare la giornalista, mestiere per cui conta molto più la pratica della teoria. E tu, quindi, sei ingegnere gestionale eh? Ho un sacco di amici che stanno per diventarlo e credo che tra le lauree di ingegneria sia una delle più interessanti, per lo meno vista da fuori. Tu però sei un ingegnere particolare mi sa perché da quello che scrivi trapela un animus umanistico eh? Chissà, magari ci saremo anche incrociati da qualche parte per le strade bolognesi oppure ci incontreremo in futuro e magari mi insegnerai anche a fare foto belle come le tue (è una vita che mi riprometto di fare un corso...uff!)

Anonimo ha detto...

io invece arrivo qui da anobii e mi permetto prima di tutto un commento ot: ale, non è possibile che chi ti ha fatto il colloquio ti dicesse apposta cose sgradevoli per vedere la tua reazione? ci sono posti in cui fanno anche queste cose...
quanto al post, mi piacerebbe proprio vedere un prete come il succitato che lancia l'acqua santa su un professore di fisica per vedere se si trasforma in vapore: pensate che scenetta umoristica!
lise.charmel

[luca] ha detto...

@ ale: grazie mille per i complimenti riguardo alle foto!
non so più perché son finito ad ingegneria, ma i miei interessi sono cambiati parecchio nel corso degli anni d'università, cosicché mi ritrovo ad essere un po' alienato, fra gli ingegneri. si, insomma: penso di poter dire - e lo faccio con orgoglio - di non essere esattamente un ingegnere standard! E comunque sì: gestionale permette di affrontare temi più vari di quelli affrontati negli altri corsi di laurea di ingegneria. E tu? Lavoro presso qualche giornale o fai un master in giornalismo? Può essere che ci si sia incrociati o magari ci si incocierà!

@lisa:mi sa che ne sarebbe capace!!

Ale ha detto...

Ahhh!!! Vade retro master in giornalismo. Fortunatamente sono riuscita a scamparlo perché lavoro da più di un anno al Resto del Carlino qui a Bologna. Prima stage, ora finalmente contratto di praticantato. Ho fatto tutto: cronaca, giornale on line, free press (Leggo) e ora un progetto editoriale sul '68 che mi sta piacendo da morire. Vorrei darti il link ad alcuni miei pezzi ma tu che non hai il blog su splinder non puoi usufruire di messaggi privati a quanto pare e quindi mi fermo qui perché certe informazioni sono più private di altre...sai com'è!

[luca] ha detto...

argh!! tremo per quell' "incocierà"... è terribile.. è un refuso!