venerdì 14 novembre 2008

tre sono le cose di cui parlare

se solo ne avessi il tempo. le lascio qui a punti, senza velleità formali, perchè c'è bisogno di comunicarle. mescolo personale e politico, intimo e pubblico, perchè è la vita ad esser fatta così.

visto "vita di galileo" stasera a teatro. meraviglioso. e meraviglioso il dibattito sulla scienza, che deve aiutare gli uomini a vivere meglio.

visto formigoni, da vespa. due minuti, sono perfino troppo. dovrebbero vergognarsi, quelli di comunione e liberazione: prima fanno fallire il referendum che avrebbe permesso la ricerca che forse avrebbe potuto dare una speranza a chi, paralizzato dal collo in giù, è bloccato in un letto, poi si arrogano anche il diritto di decidere quando è giusto che una persona muoia. eluana englaro è solo l'ultimo capitolo: vogliono tutto. vogliono decidere cosa si può fare nei nostri letti, vogliono decidere per noi cosa si faccia della nostra vita. in fondo non è cambiato tanto, da quando bruciavano giordano bruno.
eppure giovanni paolo II aveta detto "lasciatemi tornare alla casa del padre", no?

e poi la diaz.
nessun colpevole, se non le ultime ruote del carro. nessuna giustizia è fatta. ma in tanti, squallidi, sono già a festeggiare in tv. nelle loro cravatte. la giustizia è morta un'altra volta.

venerdì 5 settembre 2008

giovedì 4 settembre 2008

da mantova, cronache dal festivaletteratura

Oggi scrivo da un pc, il mio vecchio portatile che mi ha seguito qui a Mantova. Finalmente ho portato i suoi quattro kili di peso in redazione e, appoggiato su un tavolo di cartone, e seduto su uno sgabello triangolare di cartone, aggiorno il blog con le cronache di Mantova!
Oggi la giornata è iniziata con un dialogo sull'esperienza della morte: davvero interessante il dibatto che ne è seguito. Iona Heath, medico generico a Camden, Londra, ha parlato dell'esperienza del rapporto coi malati terminali e coi loro parenti. Discusso di accanimento terapeutico e natura che fa il suo corso. In prima fila, il vescovo di Mantova e due alti prelati ascoltavano silenzioni, scuotendo la testa solo quando uno spettatore, nel fare una domanda, ha affermato che "la Chiesa rifiuta l'idea della morte". Ma non sono intervenuti, e la cosa mi ha stupito. Solo dopo,nel camminare verso la mensa, ho visto la Heath, con la giornalista che la accompagnava, fermata da uno dei due prelati, in bicicletta. Lui raccontava loro cosa sia l'anima. Li ho fotografati. Il prelato, dopo avermi chiesto se fossi romano, mi ha dato il suo indirizzo, chiedendo se gli posso spedire le foto le foto.
A pranzo mi sono seduto al tavolo del traduttore della Heath, l'avevo conosciuto durante la mattinata. Oltre ad essere persona di interessantissima conversazione, mi ha fatto conoscere una ragazza che gestisce una piccola casa editrice. Utile per il dottorato. E poi, alla fine del pranzo, ho scoperto che l'altra persona seduta con noi, con la quale si chiaccherava, era Marina Astrologo.
Pomeriggio a fotografare Carlos Fuentes, davvero un gran personaggio. Ed adesso punto Gherardo Colombo.

La redazione dei fotografi è composta da circa 25 ragazzi: l'età media sarà sui 24 anni, ma tutte le età sono ben rappresentate. Lavoriamo su stupendi tavoli di cartone duro, piegato in forme triangolari, che risultano essere abbastanza solide. Ogni sera riceviamo il programma degli impegni del giorno successivo: due o tre eventi, nel corso di tutta la giornata. Per il resto potremmo girare liberamente per il festival, ma i kilometri fatti a piedi, il caldo ed i kili di attrezzature in spalla sono un potente deterrente. Anche raccontare queste cose sul blog risulta esserlo, in effetti... Dopo ogni evento passiamo dalla redazione, da cui sto scrivendo, a lasciare le foto, che saranno pubblicate sul sito e non so dove altro ancora. Per ogni evento dobbiamo selezionare un massimo di 25,comprendenti una serie di riprese standard: ingresso dell'autore, cartellone di presentazione dell'evento, pubblico (soprattutto se numeroso), volontari in maglietta blu, firma degli autografi, tavoli di legno, logo dell'eventuale sponsor..

E poi bisogna parlare di dove dormiamo.. maquesto domani,ora torno a fare foto!

mercoledì 3 settembre 2008

post volante

post volante, da cellulare da mantova. Festivaletteratura, 5 giorni come volontario fotografo... Oggi vista una bella lettura di Moresco su Blanqui e poi uno stupendo documentario, forbidden lies. Ma soprattutto, a mensa, girandomi, mi sono trovato Pennac accanto... Prossimamente le foto su flickr!

martedì 8 luglio 2008

una patina di coolness - cosa diavolo significa in italiano?

Sono stati giorni davvero pesanti in dipartimento.
Il 20 giugno, la consegna della proposta di ricerca: un documento scritto che dovrebbe essere il punto di svolta di questo dannato dottorato. Si tratta di riassumere in trenta pagine, fitte di citazioni quanto una gocciola di pezzi di cioccolato, quello che si vuole studiare durante l’anno e mezzo successivo. I luminari si aspettano di vedere che il volenteroso dottorando abbia studiato tutto quanto è stato scritto su un problema, abbia trovato qualcosa che non è stato affrontato appieno, abbia fatto ipotesi su questo qualcosa, abbia disegnato una ricerca per testarle, e questa ricerca sia fattibile.
Io ho preso le cose al contrario: mi interessa un settore, voglio capire “che cazzo è successo all’editoria in Italia negli ultimi trenta anni” (cit.: il mio relatore, 2008) e me ne frega il giusto di una teoria di riferimento. Morale: le cose sarebbero già abbastanza complicate da fare approvare, anche senza che avessi perso un mese e mezzo di lavoro causa violento mal di pancia.
Dopo la consegna dello scritto avrei avuto due settimane per preparare una bella presentazione da fare al collegio del dottorato riunito per l’occasione. Peccato che mi sia capitata la classica proposta che non si può rifiutare: bisogna far parte della commissione per gli esami di Stato per l’ammissione alla professione di ingegnere. Un lavoro assurdo: una giornata passata a scaricare da Internet un bilancio, mescolare Stato Patrimoniale e Conto Economico e presentarlo agli studenti perché, anziché giocare col cubo di Rubik, mettano. E immaginate il divertimento a correggere tutto. Ed è sola la prima prova (di tre). Ma anche questo sta andando.
E la presentazione orale, giovedì scorso: felice di come è andata. Bravo: ho recitato il mio show, fregandomi delle critiche che sarebbero potute venire e di chi prima mi aveva detto di guarire con calma senza preoccuparmi del resto, e poi si era rimangiato tutto, dicendo che avrei dovuto fare un lavoro come gli altri.
Ho fatto la mia figura, dopo altre notti insonni, passate a studiare. A letto alle quattro e mezza, la notte prima. E’ andata, ho fatto una buona impressione, e forse riesco a studiare il mio settore in chiave storica. Sono davvero entusiasta.
Ironia: quattro-cinque professori mi hanno fatto i complimenti per quanto fosse scritta bene la mia proposta di ricerca. Per la prosa, intendevano. E mentre mi alzavo in piedi per andare a presentare mi squilla il cellulare: è Torino. Ci vieni quest’anno alla Holden? Mi sa che cerchiamo di congelare tutto di nuovo.
E poi due giorni di libertà, ed i consueti fantasmi che tornano. Ma chi me lo fa fare tutto questo? A cosa serve condannarsi ad una vita d’inferno come questa?
Tanto, mi è chiaro: non ho nessuna voglia di fare come quelli, come i lampadari (come li chiama il mio omeopata): tutti i sabati e tutte le domeniche a lavorare. Per arrivare dove, poi? Criceti che corrono in una ruota, questa è l’impressione che ho. E, dunque, al più si tratta di finire il dottorato, salutare tutti e andare a cercare miglior fortuna. Ma vale la pena ridursi a questo modo?
Appena riesco a staccare abbastanza dal lavoro penso che la vita non sia questo. Dove sbaglio?

Ho trascurato belle e-mail cui rispondere: non mi sento nemmeno in colpa, sarebbe stato davvero impossibile fare di più. Ma mi dispiace, e me ne dovrò scusare: non è così che si trattano le persone. Le Persone, intendo.

Ma ora, almeno in parte, si può ricominciare. Ed allora che inizi la vita nuova, e che il blog riprenda con un sano, catartico, sfogo. Ecco, di nuovo, che cosa diavolo significa in italiano. Qualche frase raccolta qua e là:

Son d’accordo col sistema di tagging che hai detto prima

Si suppone che non ci sia innovazione che parte dall’incumbent

La tua domanda di ricerca deve essere più broad

Hanno misurato con qualcosa di database-oriented

Magari fai body rental con una organizzazione esterna, oppure dai in outsourcing il billing

La colocalizzazione degli star-scientist

E poi c’è un brandello di conversazione fra due dottorandi (D1 e D2). Me l’hanno segnalata P. ed M., che hanno anche fornito la parafrasi fra parentesi..

D1: allora mi manca un anno e mezzo per finire il dottorato, poi devo trovare una donna e fare un figlio
D2: ehe sì, effetivamente il tuo time to market è un po' complicato, hai le core competences ( l'uccello, ndr), ma ti mancano le competenze complementari (la mona, ndr).

E per finire, una chicca: una frase che mi sono sentito rivolgere a proposito di una presentazione che avevo fatto durante un corso di dottorato:

D2 (è sempre lui): Luca, grande, con questa cosa hai dato alla tua presentazione una meravigliosa patina di coolness..


venerdì 18 aprile 2008

martedì 15 aprile 2008

giovedì 10 aprile 2008

Moriremos vestidos a la última moda, pero idiotas

Continuano gli articoli del El País sulla situazione italiana. Stavolta tocca ad una intervista ad Olivero Toscani

Roma - 10/04/2008

Siempre provocador y creativo, el ex fotógrafo de Benetton y publicista milanés Oliviero Toscani, de 66 años, anuncia que por primera vez en 50 años no votará. "Italia es hoy lo contrario del Renacimiento", dice, "no hay energía, ni valentía, el riesgo se desprecia. La creatividad ha muerto a manos de la seguridad, y lo único seguro es que vamos todos a la quiebra".

Pregunta. ¿Cómo ve la campaña?

Respuesta. El producto de peor calidad de Italia es la política. Los peores profesionales del país son los políticos. Los incapaces, o trabajan de burócratas o se hacen políticos o se convierten en managers. Por eso Italia está así.

P. Así que no votará.

R. Iré, retiraré la papeleta, daré mi nombre, pero no votaré.

P. Y dejará ganar a Berlusconi. ¿No le asusta?

R. Sí, pero esta vez no creo que él quiera ganar. No le veo muy entusiasta. En cierto modo, la peor jugada que podemos hacerle es dejarle ganar. Así se pegará un tiro en el pie.

P. De manera que tira la toalla.

R. Tengo el honor de haber votado siempre por los Radicales, que nunca hasta ahora han vendido su alma por un puesto en el Gobierno. Pero todo lo que digo es un acto de amor y de optimismo. Hemos tocado fondo, y por suerte nos queda Europa, España, Zapatero. ¡Vosotros sí estáis iluminados! Aquí es todo de una oscuridad siniestra. Lo único que funciona lo hace gracias a una minoría de individuos, grandes profesionales, anárquicos pero disciplinados, que van por libre. A mí el Gobierno jamás me ha ayudado en nada. Al revés, me ha hecho penar con millones de burócratas que justifican su ineptitud y su cargo complicándote la vida.

P. ¿Realmente es tan grave la crisis?

R. ¡Italia es un desaparecido! En 50 años no ha existido arquitectura, la precariedad de la inteligencia se ha hecho norma, las mammas siguen siendo grandes castradoras, los profesores ganan menos que los obreros, nadie respeta la escuela, y hay que defender a los profesores de los idiotas de los padres. No es posible refundar el país, porque la decadencia no es económica, es moral y se emite a todas horas por televisión. Hemos sido vencidos por la vulgaridad. Moriremos elegantes, vestidos a la última moda, vulgares, vacíos e idiotizados por dentro.

giovedì 3 aprile 2008

Italia no es país para jóvenes

Dal El País di oggi. Perché l'Italia si vede meglio da lontano.

Italia no es país para jóvenes

Sus historias se parecen: tienen entre 22 y 36 años, ganan entre 500 y 1.200 euros, no tienen derechos, vacaciones, ni coche, no viajan al extranjero, apenas compran libros o van al teatro, muchos estudiaron una carrera pero trabajan en lo que sale. Y la mayoría dice que no sabe a quién votará o ha decidido no hacerlo.

Son los precarios italianos, la energía nueva del país, su esperanza. Escucharlos es zambullirse en la desolación, la explotación, la rabia. Están "desilusionados", "machacados", "resignados", cansados de "una política vieja que no deja paso a nadie", unos "sindicatos falsos y corporativos", y unos "empresarios explotadores e impunes". Rebelados por la falta de alternativas, la mayoría se declara dispuesta a emigrar.

Decididamente, la vieja y bella Italia no es un país para jóvenes. Los sondeos dicen que van a votar mayoritariamente a Berlusconi, que el voto a la derecha crece cuanto más joven y más pobre. Resulta misterioso, porque después de hablar con unos 50 precarios de Milán, Nápoles, Roma, Perugia y Cagliari, ninguno admite votar al PDL.

Eleonora, romana de 27 años, licenciada en marketing y "muy parada", voluntaria en la lista de Francisco Rutelli a la alcaldía de Roma, cuenta que tiene una amiga que "vota a Berlusca". "Es que gana 1.500 euros", aclara riendo, "no está de moda como yo, ella no es precaria".

Palabras santas, Toda la vida por delante. Dos títulos cinematográficos confirman que la precariedad está de moda. El segundo es una comedia negra de Paolo Virzì que se acaba de estrenar. Parole sante es un demoledor documental, realizado en 2007 por Ascanio Celestini con los protagonistas de la primera (y última) revuelta de los precarios que trabajaban en Atesia, el call center más grande de Italia y el octavo del mundo (300.000 llamadas diarias).

Uno de los miembros de ese colectivo es Christian. Tiene 36 años, se licenció en Sociología, habla tres idiomas y trabajó seis años como operador en Atesia. Hoy está en paro. "Dejé el trabajo y no encuentro otro. Después de la rebelión, en marzo nos ofrecieron un contrato fijo de 550 euros por cuatro horas diarias si renunciábamos a todos los derechos. Preferí irme".

Con él están Maurizio, de 29 años, que sí firmó y ya lleva seis años en la empresa. Y Rosanna, que después de tres años ha dejado la polémica sociedad, participada por Almaviva y Telecom (socio italiano de Telefónica): "No teníamos libranzas, seguro, maternidad, vacaciones. Firmar significaba ganar 550 euros para siempre", explica.

El gran call center, situado en Cinecittá, ocupa a 3.300 trabajadores. "Cuando abrió, a finales de los noventa, éramos 6.000. Pagábamos un alquiler por usar las cabinas", recuerda Christian, "y cobrábamos a comisión, por una llamada de 2,40 minutos te daban 80 céntimos. Si no llamaba nadie no cobrabas, y si la llamada duraba 10 minutos, te daban igual 80 céntimos".

Todo ilegal, según la inspección de trabajo, que consideró ficticia la figura del colaborador autónomo, un truco de la empresa para evadir impuestos por valor de cientos de millones. "Telecom recurrió, la izquierda impuso los llamados contratos cococó (colaborador coordinado y continuado), luego llegó la derecha, promulgó la Ley 30 y santificó que éramos autónomos: cero derechos", dice Maurizio.

El colectivo denunció, hizo huelgas y manifestaciones. No las suficientes. "Cuando la izquierda volvió al poder, condonó la deuda a Atesia", dice Christian. "Los sindicatos firmaron. La empresa se ahorró el dinero, despidieron a mil personas y nos ofrecieron volver con peores condiciones. Fin de la historia".

El caso es la punta de un iceberg silencioso y masivo. Italia tiene más contratos temporales que fijos, los salarios más bajos de la zona euro, el récord europeo de evasión fiscal. Más de cuatro millones de personas trabajan en negro o en situación irregular, y la economía subterránea genera el 17% del PIB, según los sindicatos. La precariedad alcanza a todos los sectores y edades: comunicación, agricultura, construcción, ayuda social, sanidad, universidad, administraciones públicas, comercios.

Los precarios no tienen sindicatos, son carne de cañón, mano de obra europea y cualificada a precios del Tercer Mundo. Gente sin presente, atada a trabajos parcos, a una vida parca. Maurizio: "Otros países reaccionan, aquí estamos rincoglioniti [atontados]". Christian: "La izquierda y la derecha han puesto a las empresas por encima de las personas. Trabajas, pero vives bajo el nivel de la pobreza. Para competir, percibes al de al lado como un rival. Nuestro colectivo, en su momento álgido, tuvo 100 personas. Y ha sido el más significativo".

"La cosa está para pedir asilo político", resume Rosanna, licenciada en Psicología clínica, precaria doble por ser mujer. "A los 33 años comparto piso, no puedo tener hijos, viajar es una fantasía, sólo voy a Nápoles a ver a mis padres. Estoy rodeada de mediocridad, metida en la gran trampa del no pensamiento. Y todos son cómplices de esto: las mafias, la Iglesia, los empresarios, los políticos de la bella retórica".

Hay muchas historias parecidas: Giulia, arquitecta; Alessia, secretaria; Ottavia, actriz; Melania, relaciones públicas; Daniela y Alessandra, trabajo social con los gitanos eslavos en Scampia. La precariedad está de moda: los políticos hablan de ellos, "nos prometen mar y montaña", dice Eleonora. Son los apestados favoritos: un ingente vivero de votos indecisos. Una vez voten, ¿seguirán teniendo voz?

lunedì 31 marzo 2008

ne mancava uno

Ecco infine l'esito del votometro. Per fortuna sono tutti coerenti. (click sulla foto per ingrandirla)

venerdì 28 marzo 2008

avevamo dei dubbi?

Del sito di Open Polis l'unica cosa che mi resta da capire è che cavolo sia il partito per il bene comune..



Il politometro di Repubblica, invece, mi sovrappone al faccione di Bertinotti

mercoledì 19 marzo 2008

cose belle dal dipartimento - cosa diavolo significa in italiano?

Cosa c’è di meglio che ricevere una e-mail in cui ti si invita al Festival del Fundraising?
Certi privilegi sono solo per chi lavora al Dipartimento di Scienze Aziendali

Di meglio, però, qualcosa recentemente c’è stato: un “seminar lunch*” riguardo il tema delle raccolte punti. Il relatore, italiano ma con evidenti difficoltà ad esprimersi in una lingua diversa dall’inglese, ha infilato alcune perle:

una cosa a sostegno del mio argoment

in termini di comparison fra questi due

non si può risolvere il conflitto perché non posso creare un monitoring

le società danno in outsourcing la gestione dei viaggi aziendali per minimizzare gli overhead

l’impresa ha un beneficio nell’applicare il reward program, perché nei prezzi c’è un po’ di friction

i business costumer tendono a favorire airline dove hanno punti di un reward program

nel settore che tu esamini, che è quello del gasoline in italia,…

l’income approach è un approccio forward looking

utilizzare l’event study analysis serve per studiare l’abnormal return sugli asset dopo lo shock

è il classico problema dello shortermismo dei manager

Ma l’apice è stato quando: indicando una formula matematica proiettata sulla lavagna, ha detto: “questo è come pensano le persone”.

Wow.

Infine, a testimonianza del livello d’alienazione: qualche giorno fa un collega dottorando mi ha chiesto “organizziamo un corso d’aerobica con la techno?”
Io?
Aerobica?
Con la techno?

*: No, non sto cambiando. Detesto chiamarlo così. E’ che questo è il nome istituzionalizzato. Di cosa si tratta? Di una circostanza in cui qualcuno – ricercatore, professore, dottorando – illustra un suo articolo, mentre altre persone in platea lo ascoltano. La particolarità è che si svolge all’una e che il pubblico, mentre ascolta, mangia un disgustoso panino comprato al bar sotto al Dipartimento. Il motivo: ottimizzare il consumo di tempo. E’ tutto così maledettamente nordamericano.


lunedì 10 marzo 2008

Es una victoria del pueblo español, es una victora de la democracia.


Es una victoria del pueblo español, es una victora de la democracia.
Così cominciava, quattro anni fa, il discorso di José Luis Rodríguez Zapatero, ZP per la campagna elettorale. Ero in erasmus, a Tenerife, e solo pochi giorni prima avevo sentito un suo discorso elettorale nel Pabellón Santiago Martín, il palasport di Santa Cruz de Tenerife, detto la hamburguesa per la sua forma.
Stavo mangiando qualcosa in un sedicente locale messicano proprio prima di andare al cinema, quando ho visto i primi exit poll. Non ci credevo: non speravo davvero che Bambi, così come lo chiamavano Aznar e Rajoy, potesse vincere.
Ma le menzogne dei giorni precedenti avevano reso possibile il miracolo, in un Paese in cui la vergogna esiste e se un politico mente non viene più votato.
Gli attentati dell’11 marzo a Madrid, i morti di Atocha su cui Aznar per tre giorni specula, continuando ad incolpare l’Eta. Tutte le televisioni, tutti i giornali rendono conto delle parole del Partito Popolare, che per un intero mandato ha combattuto l’Eta con metodi estremi, rifiutando qualsiasi dialogo. Se la colpa fosse dei separatisti baschi, il ritorno d’immagine per Aznar e compagnia bella sarebbe grandissimo.
Ma i giornali del resto del mondo raccontano una storia diversa, che trapela anche in Spagna. E la gente impara che il governo ha mentito.
Ed elegge Zapatero.
Nel giro di pochi mesi ZP fa quello che nessuno, cresciuto in Italia, si aspetterebbe da un politico appena eletto premier: mantiene quello che ha detto in campagna elettorale. Via le truppe dall’Iraq, si ai diritti civili per le coppie omosessuali, nonostante le gerarchie cattoliche spagnole manifestino in continuazione contro il governo, sia a una riforma della tv per renderla più libera dai partiti.
Zapatero non è un santo: anche lui ha fatto errori in questi quattro anni, ma sono immensamente contento di questa sua nuova vittoria.
Perché a volte non ci vuole molto per vedere che un mondo diverso è possibile.


domenica 2 marzo 2008

fanno di tutto perché non li voti

Quando vivevo in Spagna leggevo El Pais: una delle cose che ho sempre apprezzato maggiormente è la disposizione degli argomenti all’interno del giornale. A differenza di quanto non avvenga coi giornali italiani, infatti, dopo la prima pagina El Pais tratta la cronaca dal mondo. Solo verso pagina dieci è il turno delle notizie dalla Spagna. Mi sembra un buon modo di mettere in prospettiva i propri problemi, che risultano sempre più di scarsa importanza in un panorama globale.
E poi: la cronaca internazionale su El Pais è proprio fatta bene, molto più accurata di come non sia normalmente sui giornali italiani. E’ così anche per l’edizione on-line: riguardo le primarie americane, per esempio, elpais.es da le notizie normalmente con diverse ore di anticipo rispetto a repubblica.it.
Velocità e qualità, in sostanza.

Ieri mattina ero in giro per Bologna e, potendo contare finalmente su un sabato mattina di relax, sono andato in Sala Borsa a passeggiare un po’ fra i libri. Come faccio quando ho tempo e voglio rilassarmi, cullando al contempo la nostalgia per l’estero, sono andato nella zona dei quotidiani internazionali, e mi sono messo a leggere El Pais.
Ed ecco che, a pagina due, trovo un’intervista angosciosa. Quello che Veltroni non ha il coraggio di dire apertamente in Italia, lo va a raccontare ai giornalisti starnieri: siamo riformisti, non di sinistra.


Io di questo maanchismo non ne posso più. Queste candidature di facciata mi hanno davvero stancato: l’idea di correre da soli era opinabile ma coraggiosa. Bisogna dare atto a Veltroni di esser riuscito a ridisegnare gli schieramenti politici italiani, portando davvero ventate di novità. Ma non può dire che ha “chiuso l’alleanza con la sinistra perché con loro su alcuni temi le differenze erano abissali” e poi candidare insieme Binetti e Bonino, con la seconda favorevole all’abrogazione del concordato col Vaticano e la prima che fama di passare il tempo libero col cilicio indosso. Mi sembra solo facciata, così come candidare l’operaio superstite della Thyssen insieme al figlio di Colaninno. Oppure l’ultima, davvero estrema: il pressing per la candidatura di Calearo, presidente di Federmeccanica Veneto, lo stesso che pochi mesi fa incitava allo sciopero fiscale.
Insomma: a me stanno davvero rompendo. Ha ragione Odifreddi che, dopo aver partecipato alla costituente del PD se ne è chiamato fuori perché Veltroni “viola il principio di non contraddizione”.

Nota a margine: bella la mostra fotografica, ma la mia foto è tagliata male rispetto all’originale!!
Hanno stravolto la costruzione dell’immagine. Sembrano particolari, ma ribaltano l’impatto visivo della composizione. Ecco la foto come doveva essere:

martedì 26 febbraio 2008

considerazioni oziose intorno a una manciata di link

La settimana scorsa ho abbandonato il mio luminoso, pulito ed ordinato dipartimento per andare a seguire un incontro a Scienze Politiche. Nell’aula C antifascista, autogestita. Rispetto al Dipartimento di Scienze Aziendali il salto è notevole.
Posso quasi dire di esserci andato per lavoro: si parlava di brevetti e di protezione delle proprietà intellettuale, tema che anche negli uffici che mi sono consueti è particolarmente dibattuto. Evidentemente, però, il punto di vista è ben diverso. Là vengono visti come una cosa buona e giusta, qua come il modo di incatenare le idee e farle fruttare economicamente. Là come la doverosa protezione del lavoro intellettuale, qua come un modo di arricchire solo le corporation. La mia idea? Se stessi scrivendo queste righe in magenta, dovrei pagare diritti d’uso alla tedesca T-Mobile, che ha brevettato il colore del suo marchio. Dite un po’ voi se è normale..
A parlare, nell’aula C autogestita di Scienze Politiche c’erano diverse persone interessanti: i Kai Zen, autori de La Strategia dell’Ariete, primo libro edito da Mondadori in Creative Commons, e prossimi registi del nuovo romanzo totale. Hanno parlato di copyleft e di libera circolazione delle opere editoriali. Applausi.
Poi hanno parlato ragazzi del sito libreremo.org, che mette a disposizione libri universitari e specialistici mediante i software per lo scambio di file p2p, come eMule. Infine ricercatori del gruppo L.A.S.E.R., de La Sapienza, da anni attivi contro i brevetti. Di loro è particolarmente interessante un libro, Il Sapere Liberato, edito da Feltrinelli, ma disponibile anche on-line, evidentemente sotto licenza creative commons.
Un pomeriggio interessante e anomalo, se è vero che non sono più abituato a seguire conferenze e seminari circondato da gente che fuma e con qualche cane che passa fra le gambe, di tanto in tanto. Ma bello. Poi nessuno m’ha guardato male, come una persona fuori posto.

In dipartimento avevo detto solo a pochi colleghi dottorandi dove stessi andando: certe cose è bene pubblicizzarle solo limitatamente. Per fortuna, però, se qualche professore mi avesse chiesto dove avessi passato il pomeriggio, sarei potuto ricorrere ai servizi di Alibi per te!
Alibi x te è l'agenzia di servizi innovativa che fornisce alibi e giustificazioni credibili oltre ad assistenza diretta in una varietà di situazioni delicate e sensibili.
Sia che abbiate semplicemente bisogno di arrivare a casa tardi la sera che di disporre di una o due settimane di completa liberta valuteremo la vostra personale situazione ed il vostro alibi sarà elaborato creando situazioni uniche e personalizzate per i nostri clienti.
Potrete usare come copertura uno dei nostri congressi virtuali, uno dei nostri Hotel o qualunque altro impegno al di fuori della sfera familiare che insieme riterremo più credibile

Banale usare questo servizio per storie di letto o tradimenti (che comunque ora, anche volendo, non potrei tecnicamente fare. Ah, la libertà). Molto meglio usarlo per coprire un’assemblea clandestina in un’aula autogestita, piena di cartelli No Vat.

Per finire una segnalazione: sabato alle 11:30 all’Archiginnasio c’è l’inaugurazione della mostra fotografica Anche i Muri Parlano, organizzata da La Repubblica, Coop e Comune di Bologna. Sono esposte trenta foto, vincitrici dell’annesso concorso. Una delle trenta è mia. Se passate in centro la mostra è gratis e l’Archiginnasio è proprio bello!





domenica 10 febbraio 2008

Il liberismo ha i giorni contati

egocentrismo - self portrait 2/4

Jaleo è nato in un periodo complicato, quasi un anno fa. E’ stato spesso luogo di sfogo e di catartica esposizione di problemi grandi o piccoli.
Pensavo queste cose venerdì, alla fine di una gran bella giornata. Pensavo che jaleo si meriti anche un piccolo, inutile, post felice.
E venerdì sera è stata una serata incantevole, che merita di essere celebrata.
Niente di mirabolante, nessun letto, nessun albergo di confine.
Però si sono susseguite tante belle piccole cose, una dietro l’altra. A partire dall’inaugurazione di una mostra fotografica, alle 7. Due amici con me, alcuni compagni del corso di foto nel pubblico. L’insegnante che mi dice che diverse delle mie foto gli sono piaciute molto e di mettere insieme un po’ di materiale coerente, così poi posso esporre anche io.
Poi un kebab per fare un po’ di fondo, che gli aperitivi fotografici erano stati destabilizzanti.
Il resto della sera all’Estragon, per il concerto gratuito degli Amari. Stupidi e divertenti loro, in buona compagnia io. Oltre agli amici di cui sopra, un po’ di gente tranquilla dal dipartimento, il finto ingegnere con una amica e Ciccio, che non si vedeva da anni. Oscillare fra i gruppi,divertendosi con tutti.
Mi sembrava di essere di nuovo all’inizio dell’università, con quell’atmosfera all’Estragon.
Ed ero contento. Finito il concerto, tutta la gente del dipartimento si è messa a parlare intorno ad un tavolo. Ma io non ce la facevo a star fermo e sono tornato a ballare da solo.


E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di
rivoluzioni e vena artistica. [...]
Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. E’ l’estinzione. E’ un ragazzino in agonia.
Baustelle

lunedì 4 febbraio 2008

happiness is real only if shared

Di tanto in tanto finisco al cinema a vedere storie di giovani idealisti che, finita l’università, abbandonano tutto ed inseguono il loro sogno. Finiscono male.
Lo scorso anno era stata la volta de L’ultimo Re di Scozia: la storia di un giovane scozzese appena laureato in medicina, che decide di andare a lavorare per una ONG in Africa. Dopo un rapporto turbolento con Scully di X-Files, finisce per diventare amico del dittatore locale, e purtroppo anche di sua moglie. Riesce a scampare ad una morte atroce solo per un colpo di fortuna. Al di là della stupida recensione che ho fatto, si tratta di un film molto bello.
La settimana scorsa invece ho visto Into The Wild, film davvero stupendo. Non racconto nulla sulla trama perché non voglio rovinare finali.
Nello scorso post si diceva dei segni che il destino lancia e dell’opportunità o meno di credervi. Io continuo a mantenere un pragmatico approccio illuminista e, quindi, non li guardo nemmeno. Continuo imperterrito nel mio ottimismo, convinto che il piano B, sgangherato e in grado di offrire poche certezze, sia un’ottima scelta. Probabilmente lo è proprio perché non so vedere dove porta quel tipo di strada.
Ancora a proposito di segni del destino, segnalo un divertentissimo articolo trovato oggi girovagando per la rete: Girlfriend Stops Reading David Foster Wallace Breakup Letter At Page 20. Carino l’articolo, carina anche l’idea di scrivere alla propria ragazza una lettera di più di venti pagine, no?
Ok: io almeno non avevo ecceduto con le note a piè di pagina..
Infine da Internet una notizia positiva per il mio orgoglio, così restio ad abbandonare un dottorato che pure non mi piace né mi fa bene. Sembra che il PhD non faccia necessariamente di te una persona migliore; quantomeno esiste almeno uno che, pur possedendo il PhD, è completamente pazzo. Forse è una conseguenza. O forse ha ragione questo Boylan e nel 2008 arriveranno sulla terra 12 scienziati dal pianeta Altimar per salvare il nostro ambiente.

venerdì 18 gennaio 2008

Il Crepuscolo della Ragione

Sull’invito del Papa a La Sapienza, a Roma, s’è già scritto tanto. Dovevano invitarlo, o no? Dovevano contestarlo, o no? Ha fatto bene Ratzinger a tirarsi indietro?
La mia idea è che affidargli la Lectio Magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico fosse sommamente inopportuno, ma non voglio mettermi a fare la mia predicozza mezzo blog.

Mi viene però da pensare a questi professori dell’università. A questi fisici, che Gasparri vorrebbe licenziare. A questi, fra i quali c’è l’unico fisico Italiano in odore di Nobel. Ma se questi commenti di Gasparri non si discostano dal suo standard per acume e brillantezza, particolarmente divertente è la presa di posizione di Padre Livio, l’opinionista di Radio Maria, che dice:

Comunque sia, cari amici, non facciamoci illusioni, Satana è dappertutto, anche nelle università. Non mi meraviglio che ci siano dei professori cornuti con tanto di tridente e di coda, perciò non facciamoci molte illusioni, cari amici, perché sotto sotto state tranquilli c’è l’odio contro Dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la Chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. State tranquilli che è così, non mi posso sbagliare su queste cose perché, perché…non si spiega.

Ancora, sui professori:

Se tu vai lì, li sputi di acqua santa, esce fuori il fuoco, fumano. Se li sputi d’acqua santa fumano, quella gente lì fuma, viene fuori il fumo, capito? Come avviene negli esorcismi più tremendi.

Ecco l’audio:




mercoledì 16 gennaio 2008

La politica si assolve

Da una lettera di Marco Travaglio a Beppe Grillo. Il resto sul www.beppegrillo.it

"[...]Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.[...]"

venerdì 11 gennaio 2008

La leva dottorale del ciclo XXII

Uno non riesce più a dormire, e si sveglia nel cuore della notte.
Un altro ha avuto la bronchite per due mesi, avendo a che fare per la prima volta con un aerosol.
Uno dorme a fatica e fuma solo quando lavora.
L’altro si è lasciato andare all’ipocondria ed è sempre a fer esami medici.
Uno è diventato talmente sessocentrico che non può stare due minuti senza parlarne. O senza diffondere filmati, o foto.
L’ultimo ha mal di testa tre giorni a settimana, ha le crisi d’asma in autunno – cosa mai successa – ed ogni tanto va in bagno a vomitare.

Una camera di un sanatorio? No, è solo un classe di dottorato. Un anno dopo l’inizio.

martedì 8 gennaio 2008

Avrebbero fatto più bella figura a non organizzare nulla: sulla festa della Salani per l'uscita di Harry Potter e i Doni della Morte

La Festa della Salani è stata una vera delusione. Basta dire che c’era più gente alle dieci, in coda per entrare, di quanta non ce ne fosse un’ora dopo, aspettando l’uscita del libro. Mica colpa dei trampolieri, che cercavano di essere divertenti. Nemmeno di quei personaggi vestiti da maghi, che il loro spettacolo hanno provato a farlo.
Ma questa non è un’organizzazione decorosa: la piazza coperta di Sala Borsa è un posto talmente bello che, senza spendere nulla per allestimenti e fondali, sarebbe stato possibile allestire un qualsivoglia spettacolo, sui due piani superiori, che fosse visibile e godibile da tutti.
Senza accalcarsi per forza intorno ai pochi banchetti predisposti.
Senza dover fare mucchio intorno a Silver, che è pure bravo, ma Lupo Alberto c’entra con Harry Potter come le orecchie oblunghe col Signore degli Anelli.
Potevano fare un po’ di tutto: letture dei brani salienti dell’opera, un piccolo allestimento teatrale con attori che recitassero alcuni dei dialoghi più belli (e c’è solo l’imbarazzo della scelta).
E invece, nulla.

Non dico mettere un palco in mezzo alla Piazza Coperta, che sarebbe stato chiedere troppo. Ma almeno un duello di maghi ai piani alti, qualsiasi cosa che potesse evocare l’atmosfera dei libri.

Avrebbero fatto più bella figura a non organizzare nulla.

La cosa peggiore è stata la donna col cappello da strega, quella che girava facendo domande alle persone presenti, regalando loro caramelle nel caso avessero risposto giusto. A parte che chiedere “come si chiami il cacciatore dell’Irlanda” è nozionismo della peggior specie; a parte che commenti come “qui ci sarà anche qualcuno che non ha letto il libro, ma si vergogna e vuole partecipare lo stesso” sono di una tristezza imbarazzante; a parte che le battute che la donna cercava di fare con i bambini intervistati erano di una pochezza davvero tormentosa.
Ma almeno poteva evitare di sbagliare i nomi di alcuni personaggi fondamentali per la saga.

Più che alla festa per il lancio di un libro amato e comprato da migliaia di lettori, sembrava di essere ad un dietro le quinte de “La vita in Diretta”.
Triste.

Meno male che la Feltrinelli ha aperto presto: un paio d’ore a girovagare per libri, aspettando che la coda alla cassa si riducesse, sono un bellissimo modo di passare un venerdì sera. Il timbro sui libri appena comprati è un po’ da feticisti, ma va bene anche così. E il pipistrillo è stata un’idea semplice e carina.

A saperlo prima, però, sarei andato volentieri alla libreria Irnerio, a godermi una cena potteriana a base di Zuccotti di Zucca, Tartine Babbane, Mou Mollelingua ed altre amenità simili, in attesa dell’uscita del libro.

Ah, la traduzione di “Harry Potter e i Doni della Morte” è all’altezza della festa, ma di questo parleremo nel prossimo post.

Le foto della festa sono tratte dal sito della Salani