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mercoledì 25 marzo 2009

cosa diavolo significa in italiano - number nine

Non poteva muovere le braccia, né le gambe né, tantomeno, le mani. Era sdraiato su una specie di tavolo tondo, di legno grezzo, dal quale spuntavano legacci che lo immobilizzavano. Gli girava la testa, o forse era il tavolo a ruotare lentamente; ma non poteva capirlo perché, oltre il limitare del tavolo, tutto era buio. Avvertiva un lieve rumore di fondo: un cigolio che accompagnava i suoi capogiri. Probabilmente allora era il tavolo, a muoversi. Poi vide accendersi sul soffitto della stanza una scritta rossa, che spuntò dalla totale oscurità:
vi sono problemi di path dependance e di lock-in.

E poi apparve, in giallo fluorescente, al margine destro del suo campo visivo:
hanno generato una innovation pie mica da poco

E poi in verde, in basso a sinistra:
risorse costituite sia on patent che not on patent: questi diventano la nostra proxy per patent system

Poco a poco tutto il soffitto si riempì di frasi del genere, delle più svariate dimensioni e colori:
è stato chiesto loro il gender
sono studi data-driven
il loro bargaining power è basso
il tempo dei manager è assorbito dalle operations
quello che riguarda il teaching
per come è framed la domanda di ricerca
ultimo, interessante, piece of evidence

Il tavolo continuava a girare ed a sottoporlo a quegl’incessanti lampi di dolore linguistico. Avrebbe voluto slegarsi e, come Nanni Moretti in Palombella Rossa, schiaffeggiare chi si era permesso di scrivere quelle frasi. Che le parole sono importanti.
Pensò di chiudere gli occhi: sarebbe stato infastidito dalla luce, ma almeno si sarebbe risparmiato il contenuto anglofono. Ma fu proprio in quel momento che cominciò la voce. Veniva da un potente microfono, che doveva essere agganciato al legno proprio accanto al suo orecchio destro
Dovresti essere a studiare, proprio come sta facendo la tua relevant other..
la tua partner ha fino l’assignment.

E poi, accanto all’orecchio sinistro:
se hai una montagna di debiti devi squeezare out le operations
l’innovazione non è più weak
la differenza principale è se compri human capital o phisical capital..

E poi apparve l’uomo con gli occhiali da sole: le lenti erano tonde ed enormi, gli coprivano una buona metà del viso. Spuntò dal buio, come fosse la cosa più naturale del mondo. Aveva un camice bianco e, sulle orecchie, due cuffie da dj, il cui spinotto si muoveva libero, sulla sua testa, come un’antenna floscia. Aveva un grosso pennarello in mano, e disse:
Adesso ti scrivo cool sulla pancia. È indelebile, vedrai che figata al proposal

E mentre quello gli alzava la maglietta, continuava a sentire
Gli extra profitti li ha presi il fast follower

E vedere
I mismatch fra gli elementi del sistema

E poi sentì suonare l’allarme, aprì gli occhi è si ritrovò nell’open space del dipartimento: si era addormentato sui libri e non era uscito prima di mezzanotte, facendo quindi scattare l’allarme. Il cuore gli batteva all’impazzata, fra la paura per il sogno e quella per la sirena che lo stava assordando. Sarebbe dovuto correre a disattivare l’allarme, chiamare la sicurezza e spiegare che andava tutto bene. Ma non ne poteva più. Lasciò le luci accese, le porte aperte e uscì, diretto in via zamboni. Qualcuno con cui ubriacarsi l’avrebbe di certo trovato.

martedì 8 luglio 2008

una patina di coolness - cosa diavolo significa in italiano?

Sono stati giorni davvero pesanti in dipartimento.
Il 20 giugno, la consegna della proposta di ricerca: un documento scritto che dovrebbe essere il punto di svolta di questo dannato dottorato. Si tratta di riassumere in trenta pagine, fitte di citazioni quanto una gocciola di pezzi di cioccolato, quello che si vuole studiare durante l’anno e mezzo successivo. I luminari si aspettano di vedere che il volenteroso dottorando abbia studiato tutto quanto è stato scritto su un problema, abbia trovato qualcosa che non è stato affrontato appieno, abbia fatto ipotesi su questo qualcosa, abbia disegnato una ricerca per testarle, e questa ricerca sia fattibile.
Io ho preso le cose al contrario: mi interessa un settore, voglio capire “che cazzo è successo all’editoria in Italia negli ultimi trenta anni” (cit.: il mio relatore, 2008) e me ne frega il giusto di una teoria di riferimento. Morale: le cose sarebbero già abbastanza complicate da fare approvare, anche senza che avessi perso un mese e mezzo di lavoro causa violento mal di pancia.
Dopo la consegna dello scritto avrei avuto due settimane per preparare una bella presentazione da fare al collegio del dottorato riunito per l’occasione. Peccato che mi sia capitata la classica proposta che non si può rifiutare: bisogna far parte della commissione per gli esami di Stato per l’ammissione alla professione di ingegnere. Un lavoro assurdo: una giornata passata a scaricare da Internet un bilancio, mescolare Stato Patrimoniale e Conto Economico e presentarlo agli studenti perché, anziché giocare col cubo di Rubik, mettano. E immaginate il divertimento a correggere tutto. Ed è sola la prima prova (di tre). Ma anche questo sta andando.
E la presentazione orale, giovedì scorso: felice di come è andata. Bravo: ho recitato il mio show, fregandomi delle critiche che sarebbero potute venire e di chi prima mi aveva detto di guarire con calma senza preoccuparmi del resto, e poi si era rimangiato tutto, dicendo che avrei dovuto fare un lavoro come gli altri.
Ho fatto la mia figura, dopo altre notti insonni, passate a studiare. A letto alle quattro e mezza, la notte prima. E’ andata, ho fatto una buona impressione, e forse riesco a studiare il mio settore in chiave storica. Sono davvero entusiasta.
Ironia: quattro-cinque professori mi hanno fatto i complimenti per quanto fosse scritta bene la mia proposta di ricerca. Per la prosa, intendevano. E mentre mi alzavo in piedi per andare a presentare mi squilla il cellulare: è Torino. Ci vieni quest’anno alla Holden? Mi sa che cerchiamo di congelare tutto di nuovo.
E poi due giorni di libertà, ed i consueti fantasmi che tornano. Ma chi me lo fa fare tutto questo? A cosa serve condannarsi ad una vita d’inferno come questa?
Tanto, mi è chiaro: non ho nessuna voglia di fare come quelli, come i lampadari (come li chiama il mio omeopata): tutti i sabati e tutte le domeniche a lavorare. Per arrivare dove, poi? Criceti che corrono in una ruota, questa è l’impressione che ho. E, dunque, al più si tratta di finire il dottorato, salutare tutti e andare a cercare miglior fortuna. Ma vale la pena ridursi a questo modo?
Appena riesco a staccare abbastanza dal lavoro penso che la vita non sia questo. Dove sbaglio?

Ho trascurato belle e-mail cui rispondere: non mi sento nemmeno in colpa, sarebbe stato davvero impossibile fare di più. Ma mi dispiace, e me ne dovrò scusare: non è così che si trattano le persone. Le Persone, intendo.

Ma ora, almeno in parte, si può ricominciare. Ed allora che inizi la vita nuova, e che il blog riprenda con un sano, catartico, sfogo. Ecco, di nuovo, che cosa diavolo significa in italiano. Qualche frase raccolta qua e là:

Son d’accordo col sistema di tagging che hai detto prima

Si suppone che non ci sia innovazione che parte dall’incumbent

La tua domanda di ricerca deve essere più broad

Hanno misurato con qualcosa di database-oriented

Magari fai body rental con una organizzazione esterna, oppure dai in outsourcing il billing

La colocalizzazione degli star-scientist…

E poi c’è un brandello di conversazione fra due dottorandi (D1 e D2). Me l’hanno segnalata P. ed M., che hanno anche fornito la parafrasi fra parentesi..

D1: allora mi manca un anno e mezzo per finire il dottorato, poi devo trovare una donna e fare un figlio
D2: ehe sì, effetivamente il tuo time to market è un po' complicato, hai le core competences ( l'uccello, ndr), ma ti mancano le competenze complementari (la mona, ndr).

E per finire, una chicca: una frase che mi sono sentito rivolgere a proposito di una presentazione che avevo fatto durante un corso di dottorato:

D2 (è sempre lui): Luca, grande, con questa cosa hai dato alla tua presentazione una meravigliosa patina di coolness..


mercoledì 19 marzo 2008

cose belle dal dipartimento - cosa diavolo significa in italiano?

Cosa c’è di meglio che ricevere una e-mail in cui ti si invita al Festival del Fundraising?
Certi privilegi sono solo per chi lavora al Dipartimento di Scienze Aziendali

Di meglio, però, qualcosa recentemente c’è stato: un “seminar lunch*” riguardo il tema delle raccolte punti. Il relatore, italiano ma con evidenti difficoltà ad esprimersi in una lingua diversa dall’inglese, ha infilato alcune perle:

una cosa a sostegno del mio argoment

in termini di comparison fra questi due

non si può risolvere il conflitto perché non posso creare un monitoring

le società danno in outsourcing la gestione dei viaggi aziendali per minimizzare gli overhead

l’impresa ha un beneficio nell’applicare il reward program, perché nei prezzi c’è un po’ di friction

i business costumer tendono a favorire airline dove hanno punti di un reward program

nel settore che tu esamini, che è quello del gasoline in italia,…

l’income approach è un approccio forward looking

utilizzare l’event study analysis serve per studiare l’abnormal return sugli asset dopo lo shock

è il classico problema dello shortermismo dei manager

Ma l’apice è stato quando: indicando una formula matematica proiettata sulla lavagna, ha detto: “questo è come pensano le persone”.

Wow.

Infine, a testimonianza del livello d’alienazione: qualche giorno fa un collega dottorando mi ha chiesto “organizziamo un corso d’aerobica con la techno?”
Io?
Aerobica?
Con la techno?

*: No, non sto cambiando. Detesto chiamarlo così. E’ che questo è il nome istituzionalizzato. Di cosa si tratta? Di una circostanza in cui qualcuno – ricercatore, professore, dottorando – illustra un suo articolo, mentre altre persone in platea lo ascoltano. La particolarità è che si svolge all’una e che il pubblico, mentre ascolta, mangia un disgustoso panino comprato al bar sotto al Dipartimento. Il motivo: ottimizzare il consumo di tempo. E’ tutto così maledettamente nordamericano.


venerdì 11 gennaio 2008

La leva dottorale del ciclo XXII

Uno non riesce più a dormire, e si sveglia nel cuore della notte.
Un altro ha avuto la bronchite per due mesi, avendo a che fare per la prima volta con un aerosol.
Uno dorme a fatica e fuma solo quando lavora.
L’altro si è lasciato andare all’ipocondria ed è sempre a fer esami medici.
Uno è diventato talmente sessocentrico che non può stare due minuti senza parlarne. O senza diffondere filmati, o foto.
L’ultimo ha mal di testa tre giorni a settimana, ha le crisi d’asma in autunno – cosa mai successa – ed ogni tanto va in bagno a vomitare.

Una camera di un sanatorio? No, è solo un classe di dottorato. Un anno dopo l’inizio.

mercoledì 5 dicembre 2007

Appunti per testimoniare l'esistenza in vita

Per una volta capisco l'uso di un termine inglese, piuttosto che italiano, nell'ambito di lavoro. Quando devi spedire un articolo ad una conferenza, sperando che l'accettino, si da avere punti per un futuro concorso da ricercatore (i coautori) o da poter andare spesato alcuni giorni all'estero (io), quella che hai di fronte non è una scadenza.
E' una deadline: c'è sempre la possibilità che la tua vita non faccia in tempo a vedere la mattina successiva.
Nel frattempo l'unico svago che riesco a concedermi è il meraviglioso corso di fotografia digitale. Uscite fotografiche il sabato mattina, sere passate su photoshop, notti a luci rosse in camera oscura (scherzo, eh.). Solo che non è sano avere come hobby qualcosa che, come il lavoro, ti tiene molto davanti al pc.
Ti rendi conto di star esagerando con photoshop quando, parlando con una ragazza, pensi che starebbe meglio se aumentassi luminosità e contrasto di occhi e contorno occhi.

domenica 11 novembre 2007

Cosa diavolo significa in italiano? - e 6

Quando la ragazza ha detto che "l’embeddedness all’interno del cluster lo intendo come knowledge flown" non ce l’ho più fatta.
E dire che avevo provato a vincere la mia spocchia autarchica. Mi ero seduto sulla mia bella sedia blu pieno di buone intenzioni. Avevo fatto finta di non sentire che si voleva "modificare il pattern causale esistente in letteratura” ed avevo tossito rumorosamente per coprire il fatto che “c’è stato uno stream di ricerche”.
Io, davvero, non volevo fare di nuovo quello diverso dagli altri. Volevo buttarmi con grande entusiasmo su questo dottorato, integrarmi, lasciare che la mia socializzazione primaria fosse vinta dalla socializzazione secondaria del dipartimento, che il mio comportamento deviante (Berger e Luckmann, 1966) soccombesse.
Volevo anche io dire “implementare” tre volte al giorno.
Ma non riesco.
Quando ho sentito che “ci sono dei findings contrastanti” una palpebra ha cominciato a tremare.
Guardavo la ragazza, in piedi accanto allo schermo su cui il proiettore diffondeva le sue diapositive.
Quando ho udito che “le imprese sono competing, collaborating e indipendent” il mio sorriso è diventato un ghigno.
Professori, ricercatori e dottorandi seguivano attenti seduti nell’aula seminari.
Quando ho sentito che “la definizione di cluster è abbastanza broad” ho cominciato a digrignare i denti.
Fuori gli studenti passeggiavano ridendo.
Allora un respiro profondo: corpo rilassato, corpo rilassato, corpo rilassato, corpo rilassato..
Training autogeno aiutami. Fammi calmare.
Poi quella frase.
Mentre uscivo ho sentito dire “ma perché dovremmo preoccuparci di quanto grande è l’embeddedness”.
Già, perché?

venerdì 26 ottobre 2007

We can work it out

Ho finito di lavorare da un’ora.
Ieri notte sono uscito dal dipartimento a mezzanotte e mezza.
Martedì alle nove.
Lunedì anche.
Domenica ho lavorato.
Sabato ho dormito.
La settimana scorsa ormai non mi ricordo più cosa ho fatto, ma non sono mai uscito prima delle otto di sera.
Il wek end precedente è stato di lavoro.
Tutta la settimana prima, anche.
Un collega dice che prima, quando lavorava in Accenture, lavorava meno.

Non ho più nemmeno il tempo di dedicarmi allo shopping compulsivo! Cioè: compro lo stesso le cose, ma così non ho il tempo di godermi l’acquisto.

Sto pensando di fare la domiciliazione bancaria riguardo a Pull & Bear, così almeno guadagno il tempo passato in fila alla cassa.

lunedì 15 ottobre 2007

riflessioni estemporanee

Oggi sarei potuto essere a Torino, al primo giorno alla Scuola Holden.
E invece.
Bologna, ennesimo giorno del dottorato. Oggi lezione di marketing.
Mi vien voglia di alzare bandiera bianca: ehy, ragazzi, va bene lo stesso, anche se mi fermo.
Non siete voi il problema, solo che questo non è il mio sogno.
E’ la vita di un altro.
Ma va bene anche così: sto imparando a non ascoltare i consigli razionali. Per me è un buon passo avanti.
Il morale è buono.

venerdì 6 luglio 2007

spesso il male di vivere ho incontrato

E’ venerdì, sono le quattro e cinque minuti e sto aspettando di poter iniziare un incontro che era fissato alle due e mezza. Il professore, due piani più su, è al telefono. Fa caldo, non c’è aria condizionata e la stanza è piena di pc, stampanti, server. Accesi. Il naso sanguina lentamente ed ho una ghiandola del collo che si è gonfiata. Almeno questa, potenza della psicosomatica. Credo.
Terzo giorno di nuovo in ufficio, senza aver certo smesso di lavorare da casa, e l’accoglienza che mi danno i colleghi è nulla, come se ci fossimo visti ieri. Nessuno che mi chieda com’è andato l’intervento, nessuno che mi chieda qualcosa. Eppure tutti erano informati.
Non così va fra i co-dottorandi che, quelli si, sono stati umani e gentili e si sono informati ed hanno chiesto. Almeno questo.

Ma la soluzione non è mica distante, basta cambiare lavoro, no? O fare un master a Buenos Aires! E se mi rimane tempo libero, sembra esserci un bel modo per arrotondare!

giovedì 14 giugno 2007

Cosa diavolo significa in italiano? - 4

Come raccontavo già in alcuni precedenti post, capita spesso di sentire gente esprimersi in modo strano, in questi luoghi. La settimana scorsa, prima del consueto “seminar lunch[1]”, mi sono trovato a fare due chiacchere con altro ragazzo. Si parlava di progetti per il poco tempo libero: idee che spesso non si realizzano. Comunque ho considerato la conversazione conclusa quando mi ha annunciato che “il mio prossimo task è imparare lo spagnolo[2]”.

Il seminario è stato abbastanza divertente, specie quando la ricercatrice ha risposto ad alcune domande degli uditori. Un ragazzo metteva in dubbio la relazione di causa effetto fra le variabili che lei aveva trattato nell’articolo, sostenendo che forse ciò che lei aveva individuato come causa era in realtà l’effetto, e viceversa. E lei ha risposto che, in effetti, è un po’ un “chicken and egg problem[3]”...

L’articolo aveva a che vedere in qualche modo con importanti scienziati americani (“star scientist”): fisici e matematici. Una differenza, ho scoperto, è che mentre i fisici hanno bisogno di complicate attrezzature di laboratorio, matematica è una facoltà “paper and pencil[4]”, in cui cioè ai ricercatori bastano carta e penna per lavorare. O almeno era così fino a poco tempo fa. Del resto lei stessa non lo sapeva bene, non essendo “hands on[5]” su questo problema.

[1] Seminario che si svolge alle 13:00. Il pubblico, mentre ascolta, mangia un panino o, se preferisce, un pranzo che si è portato da casa.
[2] Il mio prossimo compito è imparare lo spagnolo
[3] Il problema dell’uovo e della gallina. Quanto pare aulico in inglese..
[4] Carta e matita
[5] Con le mani su questo problema. Espressione figurata per indicare ciò cui ci si sta dedicando.

martedì 22 maggio 2007

l'aporia fra essere e volere

Mi è successo di nuovo: mi hanno offerto un posto di lavoro. Ancora una volta, ad un’analisi oggettiva, presenta ottime caratteristiche: un ruolo di responsabilità, per un giovane come me, con ottime prospettive di carriera e di guadagno. Un posto ottimale per impegnarsi e vedere riconosciuto il proprio lavoro. E, in definitiva, un posto veramente adatto ad un ingegnere gestionale, quale io risulto essere: un piccolo stabilimento produttivo da analizzare e risistemare in maniera più funzionale, il processo logistico sotto controllo e la possibilità di estendere questo lavoro ad altre aziende collegate.

Solo che il problema è proprio qui: un meraviglioso lavoro per un ingegnere. Ormai, se anche avevo dei dubbi, non ne posso più avere: fatemi stare lontano dagli stabilimenti industriali e dai componenti meccanici. Se possibile, dalle aziende in genere. Non ci posso stare, non ci so stare: trovo terribilmente noioso tutto ciò, al punto che la prospettiva di ottimo guadagno non mi tocca nemmeno.

La cosa buffa è che sarei bravissimo a fare questo genere di cose: laureato in corso con lode, non ho mai fatto un colloquio senza successo. Ferrari, Prometeia, Granarolo: sono tutti posti di lavoro che ho rifiutato io, dopo esser andato ad interviste per le quali ero stato chiamato, senza nemmeno mandare via un curriculum. Ad altri colloqui nemmeno sono andato, avevo visto che non era la mia strada.

Non chiedeteci la parola, che squadri da ogni lato l’animo nostro informe. [...] Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

E invece qualcosa c’è di chiaro: c’è un anelito ad espressioni artistiche che non sia violentato dalla freddezza delle questioni economiche ed ingegneristiche. C’è la voglia di scrivere – pure se non accompagnata da una bravura pari a quella che dimostro nei campi che ora rifuggo. E infine c’è, almeno, il desiderio di impiegare le proprie energie, se proprio non si riuscirà a realizzare i sogni, almeno per fare qualcosa che abbia un senso più profondo.

Più di un anno di lavoro e di stipendi non hanno fatto vacillare queste idee. Anzi.

lunedì 14 maggio 2007

Cosa diavolo significa in italiano? - 3

“Ci sono dei do e dei de” dice il piccolo imprenditore. Io prendo appunti, con la mia stilografica blu. Sto pensando a questo post, ma sembra che sia molto coinvolto dalle sue parole. Camicia azzurra, scarpe eleganti, l’unica concessione che mi sono fatto è stato lasciare quelle due spillette così rosse attaccate allo zaino, ben in vista. Si parla di aziende, di reti, di crescita e di componenti meccanici.
“Ci sono dei do e dei de”, ripete quello, mentre il Professore, al mio fianco, cerca di inserirsi nel discorso. Non riesce a finire una frase, già che l’altro è troppo esuberante. Vorrebbe fargli capire come alcune sue idee siano eccessive, come sia impossibile metterle in pratica. Anche perché a metterle in pratica sembra dovremo essere noi, e tempo non ce n’è mai abbastanza. Gli occhi del Professore, però, sono attenti: parla una lingua diversa rispetto all’uomo che ha di fronte, ma entrambi sono affascinati dalle imprese.
“Ci sono dei do e dei de”, ribadisce ancora una volta quello. E al suo fianco, di fronte a me, la giovane collaboratrice annuisce con l’aria di chi quel discorso l’ha già sentito tante volte. E’ un po’ sciupata dal tanto lavoro e dagli anni di ingegneria, ma sul volto la lieve abbronzatura rivela un fugace fine settimana in riviera.
“Ci sono dei do e dei de”, finisce lui. “Per partecipare alla nostra rete di imprese bisogna dare, oltre che ricevere.”

venerdì 4 maggio 2007

Un mattina da standista

Mattina in fiera, a fare da standista durante la fiera R2B (reaserach to business, dove i ricercatori incontrano le imprese... wow!).
La mia miglior faccia per presentare con convinzione una cosa che mi ha stufato, ed anche un bel po'. Ma un po' di cose interessanti, con l'occhio del sociologo più che con quello dell'aziendalista,riesco a tirarle fuori..

9:30, pausa bagno. Capita, in alcuni locali notturni o in discoteca, di trovare distributori di preservativi vicino ai bagni. Qui, invece, accanto ai bagni ci sono distributori di collant e fazzoletti di carta. Povere standiste,almeno io non ho timore di smagliarmi i calzini..

9:55, osservazione dalla mia postazione. Florilegio di scarpe a punta e cravatte dal nodo molto grosso..

10:45, allo stand. Passa una ragazza molto carina, dallo spiccato accento americano. L'accento no, non è carino. Lei lascia il depliant di un workshop che pubblicizza la collaborazione Stati Uniti Italia nel settore delle biotecnologie. L'ambasciata americana ha lanciato un'iniziativa per creare quattro grandi forme di collaborazione, che vengono illustrate. Solo che, per un refuso, il mercato del denaro, anziché Mercato dei Capitali di Rischio, viene chiamato Mercato dei Capitali a Rischio..

12:30. Si incontrano facce conosciute dai tempi dell'università. Giacche e cravatte al posto delle magliette, capelli più corti, si cresce insomma. Entusiasmo per le cose che stano facendo, sincera attenzione ai temi della fiera, riconosciemnto dell'importanza del trasferimento tecnologico. Io, sensazione di non appartenenza.

12:45. Un tipo che mi ha fatto un esame all'Università, ma che ora è stato cacciato dal Dipartimento, gironzola davanti al mio stand. Non mi riconosce.

13:55, via dallo stand. Avevo appuntamento con un prof alle 11:30 per discutere di alcune cose.Arriva alle 12:15, trattiene relazioni sociali per un'ora, poi parliamo. Fa nulla che io stessi lì solo ad aspettare lui,perché allo stand ero già stato sostituito. Me ne vado.

giovedì 26 aprile 2007

delusione

Un amico ti invita a passare quattro giorni in un albergo vuoto sulle Dolomiti. La compagnia? Lui, la sua ragazza, amiche, amici. Tu cosa fai? Vai? No, perchè sei un dottorando e nei prossimi 5 giorni hai da studiare 732 pagine.

Ragazza che vieni a sostenere un esame

Un anno d’esperienza in dipartimento significa aver partecipato a tanti esami come controllore d’aula. E’ un’attività noiosa e ripetitiva che, nella migliore delle ipotesi, si risolve nel muoversi con aria sospettosa per un’aula piena di studenti che scrivono sui propri fogli. Quando invece va male occorre sgridare, minacciare, alla peggio ritirare compiti. Ruolo sgradevole, ma tocca farlo, così conviene cercare di trovarne gli aspetti più divertenti. Uno di questi è sicuramente soffermarsi a guardare l’abbigliamento degli studenti: anche l’esame è ormai una passerella in cui esprimere se stessi attraverso magliette, scarpe, accessori. Fra le ragazze, in particolare, spiccano alcune categorie...


La ragazza immagine: la si riconosce perchè anche alle otto di mattina sembra aver già passato ore a truccarsi. Indossa di preferenza le Nike sparluccicanti coloro oro o argento, che coi primi caldi hanno preso il posto delle scarpe a punta. La borsetta è piccola, scelta per dimostrare buon gusto alle proprie simili, ma può aumentare di dimensione proporzionalmente al conto bancario del papà. Le magliette firmate, i jeans rastremati fino alle caviglie: serve una zip per permettere di infilarli. Nella versione di maggior classe, sono scarpe Le Coq Sportif a sostituire le Nike. Quando invece la ragazza immagine vuole apparire sbarazzina e finta alternativa indossa all stars e magliette a pois, ma il cerone in faccia le smaschera irrimediabilmente. Non èinsolito vedere spuntare dai jeans il filo del perizoma.

La ragazza alternativa: arriva spettinata e senza trucco, facendo un vanto del suo apparire naturale. Non ha bisogno di orpelli per apparire diversa da quella che è: del resto deve rifarsi in una vita da millenni di dominazione maschile. D’estate viaggia con la maglietta a righe oppure con maglioncini dai colori sgargianti. Le scarpe da ginnastica, finchè non verranno sostituite dai sandali infradito, sono vecchie e consumate, di marche poco riconoscibili.

La ragazza invisibile: è forse un tipo caratteristico di ingegneria, ambiente cui riesce ad uniformarsi meglio delle ragazze immagine o alternative. E’ in effetti una visione aggiornata e vagamente migliorata del tipico studente di ingegneria nerd e trasandato. La ragazza invisibile porta scarpe da ginnastica che andavano di moda 5 anni fa, oppure tanto colorate da far pensare a giubbotti catarifrangenti che bisogna tenere in macchina. Porta jeans troppo corti, da cui spuntano calzini bianchi. Felpe pesanti anche d’estate, colorate in maniera improbabile, capelli raccolti a coda. Vestirsi, insomma, è un male necessario cui non occorre prestare alcuna attenzione.

Non che i ragazzi siano meglio, ma per loro lasciamo la prossima puntata...

giovedì 19 aprile 2007

sono alienato, bastava scoprirlo!

Tratto da: J.G.MARCH, Decisions and Organizations, Basil Blackwell, Oxford 1988 (ed.it. Decisioni e organizzazioni, Il Mulino, Bologna 1993, pp.361-362)

mercoledì 18 aprile 2007

quando il voto di felicità, con serenità, crolla

Nessun tempo per scrivere sul blog, nessun tempo per leggere i blog altrui. Non un attimo per caricare le proprie foto su flickr, nè tantomeno per guardarle con attenzione. Nemmeno la calma per scrivere racconti già pensati per concorsi che stanno per scadere. Figuriamoci per immaginare futuri alternativi e cercare di costruirli.
I rapporti sociali vanno perdendosi: le sere sono passate sui libri, le e-mail non faccio in tempo a scriverle. E, quel che è peggio, mi annoio. Poi, ieri, un episodio esemplare: doversi scusare, andando via da una riunione alle 8 di sera, perchè si sta abbandonando molto presto.
Insomma: non mi sono accorto del passaggio di Pasqua, nè mi renderò conto del 25 aprile o del primo maggio. Ma di ferragosto si.

martedì 3 aprile 2007

Pasqua di passione

Elenco dei libri da studiare entro la prossima settimana, corredato delle indicazioni circa il lavoro supplementare da svolgere per ognuno dei tre seminari.

Seminario di Teoria dell’Impresa - 11 aprile 2007, ore 15.00
Consegnare, almeno 24 ore prima, una revisione critica non più lunga di 4.000 battute, spazi esclusi.
- Williamson, O., (1975). “Markets and Hierarchies. Analysis and Antitrust Implications”, The Free Press. (capp. 1-9)
- Coase, R.H. (1937). “The Nature of the Firm”, Economica, 4: 386-405.
- Coase, R.H. (1991). “1991 Nobel lecture: The Institutional Structure of Production”, The Nobel Foundation 1991
- Barney, J.D. & Ouchi, W.G., Costi dell’informazione e strutture economiche di governo delle transazioni, in Orgnanizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.
- Teece, D.J., La diversificazione strategica: condizioni di efficienza, in Organizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.
- Eccles, R.J., Le quasi organizzazioni nel settore edilizio, in Organizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.

Seminario di Teoria dell’Organizzazione - 12 aprile 2007, ore 10.00
A inizio semario occorre esporre in 10 minuti la sintesi del testo di Hannan e Freeman.
- M.T.Hannan, J.Freeman, Organizational Ecology, Harvard Univ. Press, Cambridge 1988 (ed.it. Ecologia organizzativa, EtasLibri Milano 1993) Capp. 1,2,3,4,6 + Introduz. all'ed. italiana
- Berger P.L., Luckmann T., La realtà come costruzione sociale, Collana "Biblioteca", Il Mulino, 1997

Seminario di Metodologie della ricerca - 12 aprile 2007, ore 14.00
- Corbetta, P., Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Bologna, Il Mulino, 1999, cap I, II e III
- Maggi, B. and G. Sampo' (1992). La ricerca sociale nelle organizzazioni. In Manuale di gestione del personale. G. Costa (a cura di). Torino, UTET. III: 83-104, vol. 3.
- Cook, T. & Campbell, D. (1979). Quasi Experimentation: design and analysis issues for field settings. Houghton Mifflin, Boston, capitolo 1.


Cioè circa un migliaio di pagine di roba, da studiare da qui a mercoledì prossimo, metà in italiano e metà in inglese.
Sono sinceramente stupito e francamente incazzato: come si fa a conciliare il lavoro con la vita, in queste condizioni? Vogliono farci scegliere, selezionando solo quelli che sono disposti a donarsi completamente a questa vita? E comunque, come si fa a prepararsi decorosamente per le lezioni, con questi carichi di lavoro?
Non mi lamenterei se si trattasse di una eccezione, di un caso isolato, ma questo sarà l’andazzo normale, almeno per i prossimi due mesi. Fino ad ora già tenersi un week end libero era un’impresa, pur avendo solo due seminari alla settimana. Da adesso sarà impossibile. Ma ci sono anche altre cose importanti da fare, specie la settimana prossima.
Ma vabbé, fa nulla.

Confermo quello che a qualcuno ho già detto: faccio voto di felicità fino ad agosto. Va tutto bene: prenderò tutto con il sorriso sulle labbra, cercando di barcamenarmi alla meglio ma mettendo da parte i pregiudizi che posso ancora avere. Poi arriverà il momento delle scelte, da fare a mente fredda e considerando tutto e non un problema alla volta. Se sottoposto a questi ritmi questa vita mi piacerà, andrà benissimo. Ma se invece non mi piacerà, ci sarà poco da fare: è un’esperienza talmente totalizzante che non lascia quasi spazio a passatempi ed attività alternative. Non abbastanza da compensare un’eventuale infelicità lavorativa, almeno.

Ma i prossimi quattro mesi voglio mettermi alla prova e vivere sereno.

Intanto mi godo le due piccole gratificazioni che mi sono concesso oggi, dopo aver appreso che giovedì prossimo inizierà il terzo seminario: accanto a me c’è una maglietta Zaramaraglio acquistata compulsivamente, come già mi capitò in passato. Può essere molto comodo avere il negozio vicino al dipartimento!
[comunque ho speso solo 14,90€]

E poi ho appena finito il primo gelato di stagione preso da Stefino, la meravigliosa gelateria in via Galliera. La granita alla mandorla l’ho lasciata al prossimo momento di disperazione.