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martedì 8 luglio 2008

una patina di coolness - cosa diavolo significa in italiano?

Sono stati giorni davvero pesanti in dipartimento.
Il 20 giugno, la consegna della proposta di ricerca: un documento scritto che dovrebbe essere il punto di svolta di questo dannato dottorato. Si tratta di riassumere in trenta pagine, fitte di citazioni quanto una gocciola di pezzi di cioccolato, quello che si vuole studiare durante l’anno e mezzo successivo. I luminari si aspettano di vedere che il volenteroso dottorando abbia studiato tutto quanto è stato scritto su un problema, abbia trovato qualcosa che non è stato affrontato appieno, abbia fatto ipotesi su questo qualcosa, abbia disegnato una ricerca per testarle, e questa ricerca sia fattibile.
Io ho preso le cose al contrario: mi interessa un settore, voglio capire “che cazzo è successo all’editoria in Italia negli ultimi trenta anni” (cit.: il mio relatore, 2008) e me ne frega il giusto di una teoria di riferimento. Morale: le cose sarebbero già abbastanza complicate da fare approvare, anche senza che avessi perso un mese e mezzo di lavoro causa violento mal di pancia.
Dopo la consegna dello scritto avrei avuto due settimane per preparare una bella presentazione da fare al collegio del dottorato riunito per l’occasione. Peccato che mi sia capitata la classica proposta che non si può rifiutare: bisogna far parte della commissione per gli esami di Stato per l’ammissione alla professione di ingegnere. Un lavoro assurdo: una giornata passata a scaricare da Internet un bilancio, mescolare Stato Patrimoniale e Conto Economico e presentarlo agli studenti perché, anziché giocare col cubo di Rubik, mettano. E immaginate il divertimento a correggere tutto. Ed è sola la prima prova (di tre). Ma anche questo sta andando.
E la presentazione orale, giovedì scorso: felice di come è andata. Bravo: ho recitato il mio show, fregandomi delle critiche che sarebbero potute venire e di chi prima mi aveva detto di guarire con calma senza preoccuparmi del resto, e poi si era rimangiato tutto, dicendo che avrei dovuto fare un lavoro come gli altri.
Ho fatto la mia figura, dopo altre notti insonni, passate a studiare. A letto alle quattro e mezza, la notte prima. E’ andata, ho fatto una buona impressione, e forse riesco a studiare il mio settore in chiave storica. Sono davvero entusiasta.
Ironia: quattro-cinque professori mi hanno fatto i complimenti per quanto fosse scritta bene la mia proposta di ricerca. Per la prosa, intendevano. E mentre mi alzavo in piedi per andare a presentare mi squilla il cellulare: è Torino. Ci vieni quest’anno alla Holden? Mi sa che cerchiamo di congelare tutto di nuovo.
E poi due giorni di libertà, ed i consueti fantasmi che tornano. Ma chi me lo fa fare tutto questo? A cosa serve condannarsi ad una vita d’inferno come questa?
Tanto, mi è chiaro: non ho nessuna voglia di fare come quelli, come i lampadari (come li chiama il mio omeopata): tutti i sabati e tutte le domeniche a lavorare. Per arrivare dove, poi? Criceti che corrono in una ruota, questa è l’impressione che ho. E, dunque, al più si tratta di finire il dottorato, salutare tutti e andare a cercare miglior fortuna. Ma vale la pena ridursi a questo modo?
Appena riesco a staccare abbastanza dal lavoro penso che la vita non sia questo. Dove sbaglio?

Ho trascurato belle e-mail cui rispondere: non mi sento nemmeno in colpa, sarebbe stato davvero impossibile fare di più. Ma mi dispiace, e me ne dovrò scusare: non è così che si trattano le persone. Le Persone, intendo.

Ma ora, almeno in parte, si può ricominciare. Ed allora che inizi la vita nuova, e che il blog riprenda con un sano, catartico, sfogo. Ecco, di nuovo, che cosa diavolo significa in italiano. Qualche frase raccolta qua e là:

Son d’accordo col sistema di tagging che hai detto prima

Si suppone che non ci sia innovazione che parte dall’incumbent

La tua domanda di ricerca deve essere più broad

Hanno misurato con qualcosa di database-oriented

Magari fai body rental con una organizzazione esterna, oppure dai in outsourcing il billing

La colocalizzazione degli star-scientist…

E poi c’è un brandello di conversazione fra due dottorandi (D1 e D2). Me l’hanno segnalata P. ed M., che hanno anche fornito la parafrasi fra parentesi..

D1: allora mi manca un anno e mezzo per finire il dottorato, poi devo trovare una donna e fare un figlio
D2: ehe sì, effetivamente il tuo time to market è un po' complicato, hai le core competences ( l'uccello, ndr), ma ti mancano le competenze complementari (la mona, ndr).

E per finire, una chicca: una frase che mi sono sentito rivolgere a proposito di una presentazione che avevo fatto durante un corso di dottorato:

D2 (è sempre lui): Luca, grande, con questa cosa hai dato alla tua presentazione una meravigliosa patina di coolness..


martedì 15 aprile 2008

il giorno dopo

oggi sono perfettamente d'accordo con Matteo Bordone: inauguro una fase intimista e frivola.

lunedì 10 marzo 2008

Es una victoria del pueblo español, es una victora de la democracia.


Es una victoria del pueblo español, es una victora de la democracia.
Così cominciava, quattro anni fa, il discorso di José Luis Rodríguez Zapatero, ZP per la campagna elettorale. Ero in erasmus, a Tenerife, e solo pochi giorni prima avevo sentito un suo discorso elettorale nel Pabellón Santiago Martín, il palasport di Santa Cruz de Tenerife, detto la hamburguesa per la sua forma.
Stavo mangiando qualcosa in un sedicente locale messicano proprio prima di andare al cinema, quando ho visto i primi exit poll. Non ci credevo: non speravo davvero che Bambi, così come lo chiamavano Aznar e Rajoy, potesse vincere.
Ma le menzogne dei giorni precedenti avevano reso possibile il miracolo, in un Paese in cui la vergogna esiste e se un politico mente non viene più votato.
Gli attentati dell’11 marzo a Madrid, i morti di Atocha su cui Aznar per tre giorni specula, continuando ad incolpare l’Eta. Tutte le televisioni, tutti i giornali rendono conto delle parole del Partito Popolare, che per un intero mandato ha combattuto l’Eta con metodi estremi, rifiutando qualsiasi dialogo. Se la colpa fosse dei separatisti baschi, il ritorno d’immagine per Aznar e compagnia bella sarebbe grandissimo.
Ma i giornali del resto del mondo raccontano una storia diversa, che trapela anche in Spagna. E la gente impara che il governo ha mentito.
Ed elegge Zapatero.
Nel giro di pochi mesi ZP fa quello che nessuno, cresciuto in Italia, si aspetterebbe da un politico appena eletto premier: mantiene quello che ha detto in campagna elettorale. Via le truppe dall’Iraq, si ai diritti civili per le coppie omosessuali, nonostante le gerarchie cattoliche spagnole manifestino in continuazione contro il governo, sia a una riforma della tv per renderla più libera dai partiti.
Zapatero non è un santo: anche lui ha fatto errori in questi quattro anni, ma sono immensamente contento di questa sua nuova vittoria.
Perché a volte non ci vuole molto per vedere che un mondo diverso è possibile.


domenica 2 marzo 2008

fanno di tutto perché non li voti

Quando vivevo in Spagna leggevo El Pais: una delle cose che ho sempre apprezzato maggiormente è la disposizione degli argomenti all’interno del giornale. A differenza di quanto non avvenga coi giornali italiani, infatti, dopo la prima pagina El Pais tratta la cronaca dal mondo. Solo verso pagina dieci è il turno delle notizie dalla Spagna. Mi sembra un buon modo di mettere in prospettiva i propri problemi, che risultano sempre più di scarsa importanza in un panorama globale.
E poi: la cronaca internazionale su El Pais è proprio fatta bene, molto più accurata di come non sia normalmente sui giornali italiani. E’ così anche per l’edizione on-line: riguardo le primarie americane, per esempio, elpais.es da le notizie normalmente con diverse ore di anticipo rispetto a repubblica.it.
Velocità e qualità, in sostanza.

Ieri mattina ero in giro per Bologna e, potendo contare finalmente su un sabato mattina di relax, sono andato in Sala Borsa a passeggiare un po’ fra i libri. Come faccio quando ho tempo e voglio rilassarmi, cullando al contempo la nostalgia per l’estero, sono andato nella zona dei quotidiani internazionali, e mi sono messo a leggere El Pais.
Ed ecco che, a pagina due, trovo un’intervista angosciosa. Quello che Veltroni non ha il coraggio di dire apertamente in Italia, lo va a raccontare ai giornalisti starnieri: siamo riformisti, non di sinistra.


Io di questo maanchismo non ne posso più. Queste candidature di facciata mi hanno davvero stancato: l’idea di correre da soli era opinabile ma coraggiosa. Bisogna dare atto a Veltroni di esser riuscito a ridisegnare gli schieramenti politici italiani, portando davvero ventate di novità. Ma non può dire che ha “chiuso l’alleanza con la sinistra perché con loro su alcuni temi le differenze erano abissali” e poi candidare insieme Binetti e Bonino, con la seconda favorevole all’abrogazione del concordato col Vaticano e la prima che fama di passare il tempo libero col cilicio indosso. Mi sembra solo facciata, così come candidare l’operaio superstite della Thyssen insieme al figlio di Colaninno. Oppure l’ultima, davvero estrema: il pressing per la candidatura di Calearo, presidente di Federmeccanica Veneto, lo stesso che pochi mesi fa incitava allo sciopero fiscale.
Insomma: a me stanno davvero rompendo. Ha ragione Odifreddi che, dopo aver partecipato alla costituente del PD se ne è chiamato fuori perché Veltroni “viola il principio di non contraddizione”.

Nota a margine: bella la mostra fotografica, ma la mia foto è tagliata male rispetto all’originale!!
Hanno stravolto la costruzione dell’immagine. Sembrano particolari, ma ribaltano l’impatto visivo della composizione. Ecco la foto come doveva essere:

martedì 26 febbraio 2008

considerazioni oziose intorno a una manciata di link

La settimana scorsa ho abbandonato il mio luminoso, pulito ed ordinato dipartimento per andare a seguire un incontro a Scienze Politiche. Nell’aula C antifascista, autogestita. Rispetto al Dipartimento di Scienze Aziendali il salto è notevole.
Posso quasi dire di esserci andato per lavoro: si parlava di brevetti e di protezione delle proprietà intellettuale, tema che anche negli uffici che mi sono consueti è particolarmente dibattuto. Evidentemente, però, il punto di vista è ben diverso. Là vengono visti come una cosa buona e giusta, qua come il modo di incatenare le idee e farle fruttare economicamente. Là come la doverosa protezione del lavoro intellettuale, qua come un modo di arricchire solo le corporation. La mia idea? Se stessi scrivendo queste righe in magenta, dovrei pagare diritti d’uso alla tedesca T-Mobile, che ha brevettato il colore del suo marchio. Dite un po’ voi se è normale..
A parlare, nell’aula C autogestita di Scienze Politiche c’erano diverse persone interessanti: i Kai Zen, autori de La Strategia dell’Ariete, primo libro edito da Mondadori in Creative Commons, e prossimi registi del nuovo romanzo totale. Hanno parlato di copyleft e di libera circolazione delle opere editoriali. Applausi.
Poi hanno parlato ragazzi del sito libreremo.org, che mette a disposizione libri universitari e specialistici mediante i software per lo scambio di file p2p, come eMule. Infine ricercatori del gruppo L.A.S.E.R., de La Sapienza, da anni attivi contro i brevetti. Di loro è particolarmente interessante un libro, Il Sapere Liberato, edito da Feltrinelli, ma disponibile anche on-line, evidentemente sotto licenza creative commons.
Un pomeriggio interessante e anomalo, se è vero che non sono più abituato a seguire conferenze e seminari circondato da gente che fuma e con qualche cane che passa fra le gambe, di tanto in tanto. Ma bello. Poi nessuno m’ha guardato male, come una persona fuori posto.

In dipartimento avevo detto solo a pochi colleghi dottorandi dove stessi andando: certe cose è bene pubblicizzarle solo limitatamente. Per fortuna, però, se qualche professore mi avesse chiesto dove avessi passato il pomeriggio, sarei potuto ricorrere ai servizi di Alibi per te!
Alibi x te è l'agenzia di servizi innovativa che fornisce alibi e giustificazioni credibili oltre ad assistenza diretta in una varietà di situazioni delicate e sensibili.
Sia che abbiate semplicemente bisogno di arrivare a casa tardi la sera che di disporre di una o due settimane di completa liberta valuteremo la vostra personale situazione ed il vostro alibi sarà elaborato creando situazioni uniche e personalizzate per i nostri clienti.
Potrete usare come copertura uno dei nostri congressi virtuali, uno dei nostri Hotel o qualunque altro impegno al di fuori della sfera familiare che insieme riterremo più credibile

Banale usare questo servizio per storie di letto o tradimenti (che comunque ora, anche volendo, non potrei tecnicamente fare. Ah, la libertà). Molto meglio usarlo per coprire un’assemblea clandestina in un’aula autogestita, piena di cartelli No Vat.

Per finire una segnalazione: sabato alle 11:30 all’Archiginnasio c’è l’inaugurazione della mostra fotografica Anche i Muri Parlano, organizzata da La Repubblica, Coop e Comune di Bologna. Sono esposte trenta foto, vincitrici dell’annesso concorso. Una delle trenta è mia. Se passate in centro la mostra è gratis e l’Archiginnasio è proprio bello!





lunedì 4 febbraio 2008

happiness is real only if shared

Di tanto in tanto finisco al cinema a vedere storie di giovani idealisti che, finita l’università, abbandonano tutto ed inseguono il loro sogno. Finiscono male.
Lo scorso anno era stata la volta de L’ultimo Re di Scozia: la storia di un giovane scozzese appena laureato in medicina, che decide di andare a lavorare per una ONG in Africa. Dopo un rapporto turbolento con Scully di X-Files, finisce per diventare amico del dittatore locale, e purtroppo anche di sua moglie. Riesce a scampare ad una morte atroce solo per un colpo di fortuna. Al di là della stupida recensione che ho fatto, si tratta di un film molto bello.
La settimana scorsa invece ho visto Into The Wild, film davvero stupendo. Non racconto nulla sulla trama perché non voglio rovinare finali.
Nello scorso post si diceva dei segni che il destino lancia e dell’opportunità o meno di credervi. Io continuo a mantenere un pragmatico approccio illuminista e, quindi, non li guardo nemmeno. Continuo imperterrito nel mio ottimismo, convinto che il piano B, sgangherato e in grado di offrire poche certezze, sia un’ottima scelta. Probabilmente lo è proprio perché non so vedere dove porta quel tipo di strada.
Ancora a proposito di segni del destino, segnalo un divertentissimo articolo trovato oggi girovagando per la rete: Girlfriend Stops Reading David Foster Wallace Breakup Letter At Page 20. Carino l’articolo, carina anche l’idea di scrivere alla propria ragazza una lettera di più di venti pagine, no?
Ok: io almeno non avevo ecceduto con le note a piè di pagina..
Infine da Internet una notizia positiva per il mio orgoglio, così restio ad abbandonare un dottorato che pure non mi piace né mi fa bene. Sembra che il PhD non faccia necessariamente di te una persona migliore; quantomeno esiste almeno uno che, pur possedendo il PhD, è completamente pazzo. Forse è una conseguenza. O forse ha ragione questo Boylan e nel 2008 arriveranno sulla terra 12 scienziati dal pianeta Altimar per salvare il nostro ambiente.

martedì 8 gennaio 2008

Avrebbero fatto più bella figura a non organizzare nulla: sulla festa della Salani per l'uscita di Harry Potter e i Doni della Morte

La Festa della Salani è stata una vera delusione. Basta dire che c’era più gente alle dieci, in coda per entrare, di quanta non ce ne fosse un’ora dopo, aspettando l’uscita del libro. Mica colpa dei trampolieri, che cercavano di essere divertenti. Nemmeno di quei personaggi vestiti da maghi, che il loro spettacolo hanno provato a farlo.
Ma questa non è un’organizzazione decorosa: la piazza coperta di Sala Borsa è un posto talmente bello che, senza spendere nulla per allestimenti e fondali, sarebbe stato possibile allestire un qualsivoglia spettacolo, sui due piani superiori, che fosse visibile e godibile da tutti.
Senza accalcarsi per forza intorno ai pochi banchetti predisposti.
Senza dover fare mucchio intorno a Silver, che è pure bravo, ma Lupo Alberto c’entra con Harry Potter come le orecchie oblunghe col Signore degli Anelli.
Potevano fare un po’ di tutto: letture dei brani salienti dell’opera, un piccolo allestimento teatrale con attori che recitassero alcuni dei dialoghi più belli (e c’è solo l’imbarazzo della scelta).
E invece, nulla.

Non dico mettere un palco in mezzo alla Piazza Coperta, che sarebbe stato chiedere troppo. Ma almeno un duello di maghi ai piani alti, qualsiasi cosa che potesse evocare l’atmosfera dei libri.

Avrebbero fatto più bella figura a non organizzare nulla.

La cosa peggiore è stata la donna col cappello da strega, quella che girava facendo domande alle persone presenti, regalando loro caramelle nel caso avessero risposto giusto. A parte che chiedere “come si chiami il cacciatore dell’Irlanda” è nozionismo della peggior specie; a parte che commenti come “qui ci sarà anche qualcuno che non ha letto il libro, ma si vergogna e vuole partecipare lo stesso” sono di una tristezza imbarazzante; a parte che le battute che la donna cercava di fare con i bambini intervistati erano di una pochezza davvero tormentosa.
Ma almeno poteva evitare di sbagliare i nomi di alcuni personaggi fondamentali per la saga.

Più che alla festa per il lancio di un libro amato e comprato da migliaia di lettori, sembrava di essere ad un dietro le quinte de “La vita in Diretta”.
Triste.

Meno male che la Feltrinelli ha aperto presto: un paio d’ore a girovagare per libri, aspettando che la coda alla cassa si riducesse, sono un bellissimo modo di passare un venerdì sera. Il timbro sui libri appena comprati è un po’ da feticisti, ma va bene anche così. E il pipistrillo è stata un’idea semplice e carina.

A saperlo prima, però, sarei andato volentieri alla libreria Irnerio, a godermi una cena potteriana a base di Zuccotti di Zucca, Tartine Babbane, Mou Mollelingua ed altre amenità simili, in attesa dell’uscita del libro.

Ah, la traduzione di “Harry Potter e i Doni della Morte” è all’altezza della festa, ma di questo parleremo nel prossimo post.

Le foto della festa sono tratte dal sito della Salani

venerdì 6 luglio 2007

spesso il male di vivere ho incontrato

E’ venerdì, sono le quattro e cinque minuti e sto aspettando di poter iniziare un incontro che era fissato alle due e mezza. Il professore, due piani più su, è al telefono. Fa caldo, non c’è aria condizionata e la stanza è piena di pc, stampanti, server. Accesi. Il naso sanguina lentamente ed ho una ghiandola del collo che si è gonfiata. Almeno questa, potenza della psicosomatica. Credo.
Terzo giorno di nuovo in ufficio, senza aver certo smesso di lavorare da casa, e l’accoglienza che mi danno i colleghi è nulla, come se ci fossimo visti ieri. Nessuno che mi chieda com’è andato l’intervento, nessuno che mi chieda qualcosa. Eppure tutti erano informati.
Non così va fra i co-dottorandi che, quelli si, sono stati umani e gentili e si sono informati ed hanno chiesto. Almeno questo.

Ma la soluzione non è mica distante, basta cambiare lavoro, no? O fare un master a Buenos Aires! E se mi rimane tempo libero, sembra esserci un bel modo per arrotondare!

martedì 26 giugno 2007

mentre il naso lentamente cicatrizza

E’ strano subire un’operazione chirurgica – seppur di poco conto – mentre si è svegli. La mia unica precedente esperienza di sale operatorie era stata per l’appendicite: lì dormire dall’inizio alla fine era stato molto semplice. In questo caso, invece, è come essere dal dentista, ma con molto più sangue in giro.
L’intervento non è stato troppo doloroso - se si eccettua la puntura di anestetico sulla punta del naso – ed è tecnicamente riuscito: tutto bene dunque. L’unico inconveniente è che risulta che sanguinassi molto più del previsto: forse il mio naso è particolarmente capillarizzato, come dimostrerebbe pure il fatto che da piccolo soffrivo molto spesso di sangue al naso. La conseguenza è che la convalescenza è ben più lunga del previsto, perché come mi muovo il naso riprende a gocciolare.
Morale: me ne sto a casa, spostandomi fra letto e studio e fermandomi di tanto in tanto in bagno, aspettando che l’interno del mio naso torni in forma. Sono pure particolarmente stanco e mi affatico con nulla, ma immagino sia normale: solo dopo l’intervento ho capito quanto fosse lungo il condotto che mi hanno allargato.
Due sono state le cose particolarmente notevoli dell’operazione: [qui chi è particolarmente impressionabile è invitato a saltare al paragrafo successivo]: la prima è stata una sensazione davvero pessima, della quale per fortuna ero stato avvisato dall’anestesista. Quando l’anestetico dal naso è colato nella gola me l’hanno fatto deglutire, col che s’è anestetizzato tutto il condotto rino-faringeo. L’esito è che non si sente più passare l’aria quando si respira e ci si meraviglia di non soffocare: di questo avrei fatto volentieri a meno. Il secondo aspetto è molto più divertente. Chi fra voi non è cresciuto in campagna, come invece ho fatto io, probabilmente non avrà mai assistito alla preparazione dei polli e delle galline per la surgelazione. Da piccolo vedevo mio nonno che compiva l’operazione: una volta tirato il collo (cosa che per fortuna non ho mai visto), la gallina va spennata. Tolte le penne più lunghe, bisogna passare l’animale sul fuoco per ammorbidire la pelle e facilitare la conclusione del lavoro. L’odore che viene emesso è assolutamente caratteristico. Ecco: mentre l’otorino bruciava al laser parte del mio naso interno, pur non sentendo alcun dolore, ho sentito lo stesso odore e sono stato precipitato di nuovo ai miei sette anni, quando stavo col nonno in campagna. Una madeleine a forma di naso.
Per fortuna ad aiutarmi in questi giorni di convalescenza c’è anobii, l’ultima droga per che già non era soddisfatto con i blog, flickr, o magari addirittura last.fm o twitter(ma questa secondo me è una delle più grandi vaccate della storia). Potrei parlare di come, volontariamente, stiamo diffondendo in rete una tal quantità di informazioni su di noi, che chiunque potrebbe banalmente fare da Grande Fratello, ma adesso non ne ho voglia. Preferisco darvi il link alla mia libreria, su cui ho amorevolmente elencato tutti i libri letti da febbraio 2004 e un po’ di quelli che mi ricordo d’aver letto in precedenza.

mercoledì 20 giugno 2007

Un naso nuovo

Cari lettori pochi ma, spero, affezionati, vi saluto per l'ultima volta col mio vecchio naso. Domani un uomo vestito di bianco ne cambierà l'essenza, cercando di donare un respiro più profondo ai miei pensieri. Non di intervento estetico si tratta - giammai! - ma di intervento funzionale perché da sempre, nonostante le dimensioni imponenti, non respiro bene. Da più piccolo avevo anche sviluppato una teoria, in merito alla inscindibile connessione fra grande naso e intelligenza: Dante, Leonardo, Napoleone.. gli esempi certo non mi mancano.
Quando ho chiesto al chirurgo informazioni sull'estetica che avrebbe avuto il mio naso dopo l'intervento, lui ha travisato: "eh, non possiamo fare molto.." "E invece è proprio il contrario!", ho ribattuto io, "Deve rimanere il più possibile simile a come è ora!".
Insomma: non so nemmeno che forma avrà il mio naso domani. Mi aspetta un futuro incerto.

giovedì 7 giugno 2007

Ancora Nosadella

Troppo lavoro, non ho fatto in tempo a parlarne prima.
Alla fine il cinema Nosadella ha chiuso.
L'ultima proiezione è stata commovente sia per il film - il meraviglioso Little Miss Sunshine - che per l'atmosfera da festa triste messa in piedi dai fratelli Moffa, i gestori del Cinema. Ho imparato nuove notizie, che non hanno fatto altro che aggiungere amarezza ad amarezza.
Che i conti economici del cinema, per esempio, erano perfetti.
Che Cofferati e Guglielmi (assessore alla cultura del Comune di Bologna ed ex presidente di RaiTre e dell'istituto Luce) avevano giurato, in una riunione dell'Agis, che non sarebbero stati concessi altri cambi di destinazione d'uso per trasformare cinema in appartamenti. Poi però avrebbe fatto tutto un altro assessore, senza che loro lo sapessero.
Che i gestori del cinema erano pronti, coinvolgendo alcuni produttori amici, a comprare l'immobile per ristrutturarlo, aggiungendo altre due piccole sale.
Che i Moffa hanno tutto ciò che occorre per riaprire, se solo trovano un luogo adatto per farlo.

Per tutto questo:

martedì 22 maggio 2007

l'aporia fra essere e volere

Mi è successo di nuovo: mi hanno offerto un posto di lavoro. Ancora una volta, ad un’analisi oggettiva, presenta ottime caratteristiche: un ruolo di responsabilità, per un giovane come me, con ottime prospettive di carriera e di guadagno. Un posto ottimale per impegnarsi e vedere riconosciuto il proprio lavoro. E, in definitiva, un posto veramente adatto ad un ingegnere gestionale, quale io risulto essere: un piccolo stabilimento produttivo da analizzare e risistemare in maniera più funzionale, il processo logistico sotto controllo e la possibilità di estendere questo lavoro ad altre aziende collegate.

Solo che il problema è proprio qui: un meraviglioso lavoro per un ingegnere. Ormai, se anche avevo dei dubbi, non ne posso più avere: fatemi stare lontano dagli stabilimenti industriali e dai componenti meccanici. Se possibile, dalle aziende in genere. Non ci posso stare, non ci so stare: trovo terribilmente noioso tutto ciò, al punto che la prospettiva di ottimo guadagno non mi tocca nemmeno.

La cosa buffa è che sarei bravissimo a fare questo genere di cose: laureato in corso con lode, non ho mai fatto un colloquio senza successo. Ferrari, Prometeia, Granarolo: sono tutti posti di lavoro che ho rifiutato io, dopo esser andato ad interviste per le quali ero stato chiamato, senza nemmeno mandare via un curriculum. Ad altri colloqui nemmeno sono andato, avevo visto che non era la mia strada.

Non chiedeteci la parola, che squadri da ogni lato l’animo nostro informe. [...] Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

E invece qualcosa c’è di chiaro: c’è un anelito ad espressioni artistiche che non sia violentato dalla freddezza delle questioni economiche ed ingegneristiche. C’è la voglia di scrivere – pure se non accompagnata da una bravura pari a quella che dimostro nei campi che ora rifuggo. E infine c’è, almeno, il desiderio di impiegare le proprie energie, se proprio non si riuscirà a realizzare i sogni, almeno per fare qualcosa che abbia un senso più profondo.

Più di un anno di lavoro e di stipendi non hanno fatto vacillare queste idee. Anzi.

giovedì 26 aprile 2007

Ragazza che vieni a sostenere un esame

Un anno d’esperienza in dipartimento significa aver partecipato a tanti esami come controllore d’aula. E’ un’attività noiosa e ripetitiva che, nella migliore delle ipotesi, si risolve nel muoversi con aria sospettosa per un’aula piena di studenti che scrivono sui propri fogli. Quando invece va male occorre sgridare, minacciare, alla peggio ritirare compiti. Ruolo sgradevole, ma tocca farlo, così conviene cercare di trovarne gli aspetti più divertenti. Uno di questi è sicuramente soffermarsi a guardare l’abbigliamento degli studenti: anche l’esame è ormai una passerella in cui esprimere se stessi attraverso magliette, scarpe, accessori. Fra le ragazze, in particolare, spiccano alcune categorie...


La ragazza immagine: la si riconosce perchè anche alle otto di mattina sembra aver già passato ore a truccarsi. Indossa di preferenza le Nike sparluccicanti coloro oro o argento, che coi primi caldi hanno preso il posto delle scarpe a punta. La borsetta è piccola, scelta per dimostrare buon gusto alle proprie simili, ma può aumentare di dimensione proporzionalmente al conto bancario del papà. Le magliette firmate, i jeans rastremati fino alle caviglie: serve una zip per permettere di infilarli. Nella versione di maggior classe, sono scarpe Le Coq Sportif a sostituire le Nike. Quando invece la ragazza immagine vuole apparire sbarazzina e finta alternativa indossa all stars e magliette a pois, ma il cerone in faccia le smaschera irrimediabilmente. Non èinsolito vedere spuntare dai jeans il filo del perizoma.

La ragazza alternativa: arriva spettinata e senza trucco, facendo un vanto del suo apparire naturale. Non ha bisogno di orpelli per apparire diversa da quella che è: del resto deve rifarsi in una vita da millenni di dominazione maschile. D’estate viaggia con la maglietta a righe oppure con maglioncini dai colori sgargianti. Le scarpe da ginnastica, finchè non verranno sostituite dai sandali infradito, sono vecchie e consumate, di marche poco riconoscibili.

La ragazza invisibile: è forse un tipo caratteristico di ingegneria, ambiente cui riesce ad uniformarsi meglio delle ragazze immagine o alternative. E’ in effetti una visione aggiornata e vagamente migliorata del tipico studente di ingegneria nerd e trasandato. La ragazza invisibile porta scarpe da ginnastica che andavano di moda 5 anni fa, oppure tanto colorate da far pensare a giubbotti catarifrangenti che bisogna tenere in macchina. Porta jeans troppo corti, da cui spuntano calzini bianchi. Felpe pesanti anche d’estate, colorate in maniera improbabile, capelli raccolti a coda. Vestirsi, insomma, è un male necessario cui non occorre prestare alcuna attenzione.

Non che i ragazzi siano meglio, ma per loro lasciamo la prossima puntata...

giovedì 19 aprile 2007

sono alienato, bastava scoprirlo!

Tratto da: J.G.MARCH, Decisions and Organizations, Basil Blackwell, Oxford 1988 (ed.it. Decisioni e organizzazioni, Il Mulino, Bologna 1993, pp.361-362)

mercoledì 18 aprile 2007

quando il voto di felicità, con serenità, crolla

Nessun tempo per scrivere sul blog, nessun tempo per leggere i blog altrui. Non un attimo per caricare le proprie foto su flickr, nè tantomeno per guardarle con attenzione. Nemmeno la calma per scrivere racconti già pensati per concorsi che stanno per scadere. Figuriamoci per immaginare futuri alternativi e cercare di costruirli.
I rapporti sociali vanno perdendosi: le sere sono passate sui libri, le e-mail non faccio in tempo a scriverle. E, quel che è peggio, mi annoio. Poi, ieri, un episodio esemplare: doversi scusare, andando via da una riunione alle 8 di sera, perchè si sta abbandonando molto presto.
Insomma: non mi sono accorto del passaggio di Pasqua, nè mi renderò conto del 25 aprile o del primo maggio. Ma di ferragosto si.

martedì 3 aprile 2007

Pasqua di passione

Elenco dei libri da studiare entro la prossima settimana, corredato delle indicazioni circa il lavoro supplementare da svolgere per ognuno dei tre seminari.

Seminario di Teoria dell’Impresa - 11 aprile 2007, ore 15.00
Consegnare, almeno 24 ore prima, una revisione critica non più lunga di 4.000 battute, spazi esclusi.
- Williamson, O., (1975). “Markets and Hierarchies. Analysis and Antitrust Implications”, The Free Press. (capp. 1-9)
- Coase, R.H. (1937). “The Nature of the Firm”, Economica, 4: 386-405.
- Coase, R.H. (1991). “1991 Nobel lecture: The Institutional Structure of Production”, The Nobel Foundation 1991
- Barney, J.D. & Ouchi, W.G., Costi dell’informazione e strutture economiche di governo delle transazioni, in Orgnanizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.
- Teece, D.J., La diversificazione strategica: condizioni di efficienza, in Organizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.
- Eccles, R.J., Le quasi organizzazioni nel settore edilizio, in Organizzazione e Mercato (a cura di Nacamulli R.C.D. e Rugiadini A.), Il Mulino, 1985.

Seminario di Teoria dell’Organizzazione - 12 aprile 2007, ore 10.00
A inizio semario occorre esporre in 10 minuti la sintesi del testo di Hannan e Freeman.
- M.T.Hannan, J.Freeman, Organizational Ecology, Harvard Univ. Press, Cambridge 1988 (ed.it. Ecologia organizzativa, EtasLibri Milano 1993) Capp. 1,2,3,4,6 + Introduz. all'ed. italiana
- Berger P.L., Luckmann T., La realtà come costruzione sociale, Collana "Biblioteca", Il Mulino, 1997

Seminario di Metodologie della ricerca - 12 aprile 2007, ore 14.00
- Corbetta, P., Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Bologna, Il Mulino, 1999, cap I, II e III
- Maggi, B. and G. Sampo' (1992). La ricerca sociale nelle organizzazioni. In Manuale di gestione del personale. G. Costa (a cura di). Torino, UTET. III: 83-104, vol. 3.
- Cook, T. & Campbell, D. (1979). Quasi Experimentation: design and analysis issues for field settings. Houghton Mifflin, Boston, capitolo 1.


Cioè circa un migliaio di pagine di roba, da studiare da qui a mercoledì prossimo, metà in italiano e metà in inglese.
Sono sinceramente stupito e francamente incazzato: come si fa a conciliare il lavoro con la vita, in queste condizioni? Vogliono farci scegliere, selezionando solo quelli che sono disposti a donarsi completamente a questa vita? E comunque, come si fa a prepararsi decorosamente per le lezioni, con questi carichi di lavoro?
Non mi lamenterei se si trattasse di una eccezione, di un caso isolato, ma questo sarà l’andazzo normale, almeno per i prossimi due mesi. Fino ad ora già tenersi un week end libero era un’impresa, pur avendo solo due seminari alla settimana. Da adesso sarà impossibile. Ma ci sono anche altre cose importanti da fare, specie la settimana prossima.
Ma vabbé, fa nulla.

Confermo quello che a qualcuno ho già detto: faccio voto di felicità fino ad agosto. Va tutto bene: prenderò tutto con il sorriso sulle labbra, cercando di barcamenarmi alla meglio ma mettendo da parte i pregiudizi che posso ancora avere. Poi arriverà il momento delle scelte, da fare a mente fredda e considerando tutto e non un problema alla volta. Se sottoposto a questi ritmi questa vita mi piacerà, andrà benissimo. Ma se invece non mi piacerà, ci sarà poco da fare: è un’esperienza talmente totalizzante che non lascia quasi spazio a passatempi ed attività alternative. Non abbastanza da compensare un’eventuale infelicità lavorativa, almeno.

Ma i prossimi quattro mesi voglio mettermi alla prova e vivere sereno.

Intanto mi godo le due piccole gratificazioni che mi sono concesso oggi, dopo aver appreso che giovedì prossimo inizierà il terzo seminario: accanto a me c’è una maglietta Zaramaraglio acquistata compulsivamente, come già mi capitò in passato. Può essere molto comodo avere il negozio vicino al dipartimento!
[comunque ho speso solo 14,90€]

E poi ho appena finito il primo gelato di stagione preso da Stefino, la meravigliosa gelateria in via Galliera. La granita alla mandorla l’ho lasciata al prossimo momento di disperazione.

domenica 25 marzo 2007

Google Ads

Scegli il template, inserisci una bella citazione, metti un link ai blog amici ed a quelli che leggi. Poi dedica due righe alle vecchie case, che ci si pensa sempre con nostalgia, inserisci l’animazione con le foto che carichi su flickr ed aggiungi le scorciatoie alle etichette ed ai commenti recenti.
Infine iscrivi il blog a technorati e copia il codice, iscrivilo a Shinystat ed inserisci un contatore.
E infine prova anche a mettere anche i Google Ads, che magari ci scappa un caffè ogni tanto. Si tratta di quegli annunci pubblicitari - gestiti dal più importante motore di ricerca - che inseriscono sul tuo sito pubblicità coerenti con gli argomenti che tratti. Sei malato per le moto da corsa? Pubblicheranno link a siti in cui potrai trovare informazioni su valvole, pistoni e cilindrate. Non fai altro che parlare di viaggi? Tutte le guide turistiche e le agenzie di viaggio potranno trovare un posto fra gli annunci del tuo blog.
Bene, dicevo: non facciamoci mancare nulla e mettiamo anche questi annunci. Poi pubblico il primo post: non tanto meditato ma non mi sembrava nemmeno troppo esplicito.
E allora cosa significano questi annunci apparsi subito dopo? Cosa pensa Google di me?!

un nuovo inizio

Capita che un martedì quasi primaverile uno stravolga la propria vita. O almeno le dia un forte scossone, per vedere cosa può rimanervi attaccato e cosa, invece, è ormai destinato a finire.
Non sono scelte facili da fare e questa persona vive i giorni seguenti in preda a continui sbalzi d’umore, passando dalla serenità per l’aver fatto una scelta giusta alla tristezza per le cose che finiscono – o potrebbero finire. In questi casi c’è chi si abbandona al dolore, attraversando apaticamente le proprie giornate, chi si ubriaca per non pensare, chi si rifugia nel lavoro, dedicandogli tutte le energie che potrebbe spendere in maniera migliore. Mensieur Malaussène si sarebbe messo a correre fino a sfinirsi: me lo immagino percorrere Belville e poi giù, fino al Ile de La Cité e di nuovo in alto, verso il Père-Lachaise.
Io invece apro un nuovo blog, mi metto a fare foto ed a riempire le mie giornate di impegni per non lasciare troppo spazio alla mente. Non lasciarle spazio per girare da sola, che già così vaga pericolosamente. Abbandono splinder, abbandono le vecchie case: cerchiamolo qui qualcosa di nuovo, visto che altrove non ho voglia di trovarlo.
Jaleo, dallo spagnolo. L’anello che non tiene, cercate la voi la citazione.
Da ora qui le cronache della vita confusa e dei pensieri, a volte informi, altre poco condivisi, del fu mokia. Almeno finchè l’appartamento vecchio non sarà di nuovo abbastanza pieno per poterlo occupare tutti insieme.