se solo ne avessi il tempo. le lascio qui a punti, senza velleità formali, perchè c'è bisogno di comunicarle. mescolo personale e politico, intimo e pubblico, perchè è la vita ad esser fatta così.
visto "vita di galileo" stasera a teatro. meraviglioso. e meraviglioso il dibattito sulla scienza, che deve aiutare gli uomini a vivere meglio.
visto formigoni, da vespa. due minuti, sono perfino troppo. dovrebbero vergognarsi, quelli di comunione e liberazione: prima fanno fallire il referendum che avrebbe permesso la ricerca che forse avrebbe potuto dare una speranza a chi, paralizzato dal collo in giù, è bloccato in un letto, poi si arrogano anche il diritto di decidere quando è giusto che una persona muoia. eluana englaro è solo l'ultimo capitolo: vogliono tutto. vogliono decidere cosa si può fare nei nostri letti, vogliono decidere per noi cosa si faccia della nostra vita. in fondo non è cambiato tanto, da quando bruciavano giordano bruno.
eppure giovanni paolo II aveta detto "lasciatemi tornare alla casa del padre", no?
e poi la diaz.
nessun colpevole, se non le ultime ruote del carro. nessuna giustizia è fatta. ma in tanti, squallidi, sono già a festeggiare in tv. nelle loro cravatte. la giustizia è morta un'altra volta.
venerdì 14 novembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
sento tornare vive parti delmio cervello che si stavano atrofizzando
giovedì 4 settembre 2008
da mantova, cronache dal festivaletteratura
Oggi scrivo da un pc, il mio vecchio portatile che mi ha seguito qui a Mantova. Finalmente ho portato i suoi quattro kili di peso in redazione e, appoggiato su un tavolo di cartone, e seduto su uno sgabello triangolare di cartone, aggiorno il blog con le cronache di Mantova!
Oggi la giornata è iniziata con un dialogo sull'esperienza della morte: davvero interessante il dibatto che ne è seguito. Iona Heath, medico generico a Camden, Londra, ha parlato dell'esperienza del rapporto coi malati terminali e coi loro parenti. Discusso di accanimento terapeutico e natura che fa il suo corso. In prima fila, il vescovo di Mantova e due alti prelati ascoltavano silenzioni, scuotendo la testa solo quando uno spettatore, nel fare una domanda, ha affermato che "la Chiesa rifiuta l'idea della morte". Ma non sono intervenuti, e la cosa mi ha stupito. Solo dopo,nel camminare verso la mensa, ho visto la Heath, con la giornalista che la accompagnava, fermata da uno dei due prelati, in bicicletta. Lui raccontava loro cosa sia l'anima. Li ho fotografati. Il prelato, dopo avermi chiesto se fossi romano, mi ha dato il suo indirizzo, chiedendo se gli posso spedire le foto le foto.
A pranzo mi sono seduto al tavolo del traduttore della Heath, l'avevo conosciuto durante la mattinata. Oltre ad essere persona di interessantissima conversazione, mi ha fatto conoscere una ragazza che gestisce una piccola casa editrice. Utile per il dottorato. E poi, alla fine del pranzo, ho scoperto che l'altra persona seduta con noi, con la quale si chiaccherava, era Marina Astrologo.
Pomeriggio a fotografare Carlos Fuentes, davvero un gran personaggio. Ed adesso punto Gherardo Colombo.
La redazione dei fotografi è composta da circa 25 ragazzi: l'età media sarà sui 24 anni, ma tutte le età sono ben rappresentate. Lavoriamo su stupendi tavoli di cartone duro, piegato in forme triangolari, che risultano essere abbastanza solide. Ogni sera riceviamo il programma degli impegni del giorno successivo: due o tre eventi, nel corso di tutta la giornata. Per il resto potremmo girare liberamente per il festival, ma i kilometri fatti a piedi, il caldo ed i kili di attrezzature in spalla sono un potente deterrente. Anche raccontare queste cose sul blog risulta esserlo, in effetti... Dopo ogni evento passiamo dalla redazione, da cui sto scrivendo, a lasciare le foto, che saranno pubblicate sul sito e non so dove altro ancora. Per ogni evento dobbiamo selezionare un massimo di 25,comprendenti una serie di riprese standard: ingresso dell'autore, cartellone di presentazione dell'evento, pubblico (soprattutto se numeroso), volontari in maglietta blu, firma degli autografi, tavoli di legno, logo dell'eventuale sponsor..
E poi bisogna parlare di dove dormiamo.. maquesto domani,ora torno a fare foto!
Oggi la giornata è iniziata con un dialogo sull'esperienza della morte: davvero interessante il dibatto che ne è seguito. Iona Heath, medico generico a Camden, Londra, ha parlato dell'esperienza del rapporto coi malati terminali e coi loro parenti. Discusso di accanimento terapeutico e natura che fa il suo corso. In prima fila, il vescovo di Mantova e due alti prelati ascoltavano silenzioni, scuotendo la testa solo quando uno spettatore, nel fare una domanda, ha affermato che "la Chiesa rifiuta l'idea della morte". Ma non sono intervenuti, e la cosa mi ha stupito. Solo dopo,nel camminare verso la mensa, ho visto la Heath, con la giornalista che la accompagnava, fermata da uno dei due prelati, in bicicletta. Lui raccontava loro cosa sia l'anima. Li ho fotografati. Il prelato, dopo avermi chiesto se fossi romano, mi ha dato il suo indirizzo, chiedendo se gli posso spedire le foto le foto.
A pranzo mi sono seduto al tavolo del traduttore della Heath, l'avevo conosciuto durante la mattinata. Oltre ad essere persona di interessantissima conversazione, mi ha fatto conoscere una ragazza che gestisce una piccola casa editrice. Utile per il dottorato. E poi, alla fine del pranzo, ho scoperto che l'altra persona seduta con noi, con la quale si chiaccherava, era Marina Astrologo.
Pomeriggio a fotografare Carlos Fuentes, davvero un gran personaggio. Ed adesso punto Gherardo Colombo.
La redazione dei fotografi è composta da circa 25 ragazzi: l'età media sarà sui 24 anni, ma tutte le età sono ben rappresentate. Lavoriamo su stupendi tavoli di cartone duro, piegato in forme triangolari, che risultano essere abbastanza solide. Ogni sera riceviamo il programma degli impegni del giorno successivo: due o tre eventi, nel corso di tutta la giornata. Per il resto potremmo girare liberamente per il festival, ma i kilometri fatti a piedi, il caldo ed i kili di attrezzature in spalla sono un potente deterrente. Anche raccontare queste cose sul blog risulta esserlo, in effetti... Dopo ogni evento passiamo dalla redazione, da cui sto scrivendo, a lasciare le foto, che saranno pubblicate sul sito e non so dove altro ancora. Per ogni evento dobbiamo selezionare un massimo di 25,comprendenti una serie di riprese standard: ingresso dell'autore, cartellone di presentazione dell'evento, pubblico (soprattutto se numeroso), volontari in maglietta blu, firma degli autografi, tavoli di legno, logo dell'eventuale sponsor..
E poi bisogna parlare di dove dormiamo.. maquesto domani,ora torno a fare foto!
mercoledì 3 settembre 2008
post volante
post volante, da cellulare da mantova. Festivaletteratura, 5 giorni come volontario fotografo... Oggi vista una bella lettura di Moresco su Blanqui e poi uno stupendo documentario, forbidden lies. Ma soprattutto, a mensa, girandomi, mi sono trovato Pennac accanto... Prossimamente le foto su flickr!
martedì 8 luglio 2008
una patina di coolness - cosa diavolo significa in italiano?
Sono stati giorni davvero pesanti in dipartimento.
Il 20 giugno, la consegna della proposta di ricerca: un documento scritto che dovrebbe essere il punto di svolta di questo dannato dottorato. Si tratta di riassumere in trenta pagine, fitte di citazioni quanto una gocciola di pezzi di cioccolato, quello che si vuole studiare durante l’anno e mezzo successivo. I luminari si aspettano di vedere che il volenteroso dottorando abbia studiato tutto quanto è stato scritto su un problema, abbia trovato qualcosa che non è stato affrontato appieno, abbia fatto ipotesi su questo qualcosa, abbia disegnato una ricerca per testarle, e questa ricerca sia fattibile.
Io ho preso le cose al contrario: mi interessa un settore, voglio capire “che cazzo è successo all’editoria in Italia negli ultimi trenta anni” (cit.: il mio relatore, 2008) e me ne frega il giusto di una teoria di riferimento. Morale: le cose sarebbero già abbastanza complicate da fare approvare, anche senza che avessi perso un mese e mezzo di lavoro causa violento mal di pancia.
Dopo la consegna dello scritto avrei avuto due settimane per preparare una bella presentazione da fare al collegio del dottorato riunito per l’occasione. Peccato che mi sia capitata la classica proposta che non si può rifiutare: bisogna far parte della commissione per gli esami di Stato per l’ammissione alla professione di ingegnere. Un lavoro assurdo: una giornata passata a scaricare da Internet un bilancio, mescolare Stato Patrimoniale e Conto Economico e presentarlo agli studenti perché, anziché giocare col cubo di Rubik, mettano. E immaginate il divertimento a correggere tutto. Ed è sola la prima prova (di tre). Ma anche questo sta andando.
E la presentazione orale, giovedì scorso: felice di come è andata. Bravo: ho recitato il mio show, fregandomi delle critiche che sarebbero potute venire e di chi prima mi aveva detto di guarire con calma senza preoccuparmi del resto, e poi si era rimangiato tutto, dicendo che avrei dovuto fare un lavoro come gli altri.
Ho fatto la mia figura, dopo altre notti insonni, passate a studiare. A letto alle quattro e mezza, la notte prima. E’ andata, ho fatto una buona impressione, e forse riesco a studiare il mio settore in chiave storica. Sono davvero entusiasta.
Ironia: quattro-cinque professori mi hanno fatto i complimenti per quanto fosse scritta bene la mia proposta di ricerca. Per la prosa, intendevano. E mentre mi alzavo in piedi per andare a presentare mi squilla il cellulare: è Torino. Ci vieni quest’anno alla Holden? Mi sa che cerchiamo di congelare tutto di nuovo.
E poi due giorni di libertà, ed i consueti fantasmi che tornano. Ma chi me lo fa fare tutto questo? A cosa serve condannarsi ad una vita d’inferno come questa?
Tanto, mi è chiaro: non ho nessuna voglia di fare come quelli, come i lampadari (come li chiama il mio omeopata): tutti i sabati e tutte le domeniche a lavorare. Per arrivare dove, poi? Criceti che corrono in una ruota, questa è l’impressione che ho. E, dunque, al più si tratta di finire il dottorato, salutare tutti e andare a cercare miglior fortuna. Ma vale la pena ridursi a questo modo?
Appena riesco a staccare abbastanza dal lavoro penso che la vita non sia questo. Dove sbaglio?
Ho trascurato belle e-mail cui rispondere: non mi sento nemmeno in colpa, sarebbe stato davvero impossibile fare di più. Ma mi dispiace, e me ne dovrò scusare: non è così che si trattano le persone. Le Persone, intendo.
Ma ora, almeno in parte, si può ricominciare. Ed allora che inizi la vita nuova, e che il blog riprenda con un sano, catartico, sfogo. Ecco, di nuovo, che cosa diavolo significa in italiano. Qualche frase raccolta qua e là:
E poi c’è un brandello di conversazione fra due dottorandi (D1 e D2). Me l’hanno segnalata P. ed M., che hanno anche fornito la parafrasi fra parentesi..
E per finire, una chicca: una frase che mi sono sentito rivolgere a proposito di una presentazione che avevo fatto durante un corso di dottorato:
Il 20 giugno, la consegna della proposta di ricerca: un documento scritto che dovrebbe essere il punto di svolta di questo dannato dottorato. Si tratta di riassumere in trenta pagine, fitte di citazioni quanto una gocciola di pezzi di cioccolato, quello che si vuole studiare durante l’anno e mezzo successivo. I luminari si aspettano di vedere che il volenteroso dottorando abbia studiato tutto quanto è stato scritto su un problema, abbia trovato qualcosa che non è stato affrontato appieno, abbia fatto ipotesi su questo qualcosa, abbia disegnato una ricerca per testarle, e questa ricerca sia fattibile.
Dopo la consegna dello scritto avrei avuto due settimane per preparare una bella presentazione da fare al collegio del dottorato riunito per l’occasione. Peccato che mi sia capitata la classica proposta che non si può rifiutare: bisogna far parte della commissione per gli esami di Stato per l’ammissione alla professione di ingegnere. Un lavoro assurdo: una giornata passata a scaricare da Internet un bilancio, mescolare Stato Patrimoniale e Conto Economico e presentarlo agli studenti perché, anziché giocare col cubo di Rubik, mettano. E immaginate il divertimento a correggere tutto. Ed è sola la prima prova (di tre). Ma anche questo sta andando.
E la presentazione orale, giovedì scorso: felice di come è andata. Bravo: ho recitato il mio show, fregandomi delle critiche che sarebbero potute venire e di chi prima mi aveva detto di guarire con calma senza preoccuparmi del resto, e poi si era rimangiato tutto, dicendo che avrei dovuto fare un lavoro come gli altri.
Ironia: quattro-cinque professori mi hanno fatto i complimenti per quanto fosse scritta bene la mia proposta di ricerca. Per la prosa, intendevano. E mentre mi alzavo in piedi per andare a presentare mi squilla il cellulare: è Torino. Ci vieni quest’anno alla Holden? Mi sa che cerchiamo di congelare tutto di nuovo.
E poi due giorni di libertà, ed i consueti fantasmi che tornano. Ma chi me lo fa fare tutto questo? A cosa serve condannarsi ad una vita d’inferno come questa?
Tanto, mi è chiaro: non ho nessuna voglia di fare come quelli, come i lampadari (come li chiama il mio omeopata): tutti i sabati e tutte le domeniche a lavorare. Per arrivare dove, poi? Criceti che corrono in una ruota, questa è l’impressione che ho. E, dunque, al più si tratta di finire il dottorato, salutare tutti e andare a cercare miglior fortuna. Ma vale la pena ridursi a questo modo?
Appena riesco a staccare abbastanza dal lavoro penso che la vita non sia questo. Dove sbaglio?
Ho trascurato belle e-mail cui rispondere: non mi sento nemmeno in colpa, sarebbe stato davvero impossibile fare di più. Ma mi dispiace, e me ne dovrò scusare: non è così che si trattano le persone. Le Persone, intendo.
Ma ora, almeno in parte, si può ricominciare. Ed allora che inizi la vita nuova, e che il blog riprenda con un sano, catartico, sfogo. Ecco, di nuovo, che cosa diavolo significa in italiano. Qualche frase raccolta qua e là:
Son d’accordo col sistema di tagging che hai detto prima
Si suppone che non ci sia innovazione che parte dall’incumbent
La tua domanda di ricerca deve essere più broad
Hanno misurato con qualcosa di database-oriented
Magari fai body rental con una organizzazione esterna, oppure dai in outsourcing il billing
La colocalizzazione degli star-scientist…
D1: allora mi manca un anno e mezzo per finire il dottorato, poi devo trovare una donna e fare un figlio
D2: ehe sì, effetivamente il tuo time to market è un po' complicato, hai le core competences ( l'uccello, ndr), ma ti mancano le competenze complementari (la mona, ndr).
E per finire, una chicca: una frase che mi sono sentito rivolgere a proposito di una presentazione che avevo fatto durante un corso di dottorato:
D2 (è sempre lui): Luca, grande, con questa cosa hai dato alla tua presentazione una meravigliosa patina di coolness..
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